268 – Gog di Magog attacca sul Mar Rosso

Abbiamo visto nell’articolo passato il giudizio di Dio contro la canna rotta dell’Egitto che viene attaccato e distrutto dalla Babilonia di Nabucodonosor. In realtà comunque la storia è sempre la stessa che abbiamo analizzato fino ad ora: la falsa religione solare viene distrutta. In questi capitoli, dal 29 al 32 di Ezechiele, vediamo ancora una volta il legame tra la falsa religione e Gog di Magog, cioè il re del nord che utilizza la religione per attaccare il popolo di Dio.

Nel versetto 4 del capitolo 29 si parla di Geova che mette un uncino alle mascelle dell’Egitto, descritto come un Leviatano, il serpente che domina il mondo, per portarlo nel deserto per un periodo di 40 anni. Ma il versetto 4 del capitolo 38 di Ezechiele, che parla invece di Gog di Magog dice: “E certamente ti volterò e metterò uncini nelle tue mascelle e ti farò uscire con tutte le tue forze militari, cavalli e cavalieri, tutti vestiti con gusto perfetto, una numerosa congregazione, con scudo grande e scudo piccolo, maneggiando tutti le spade…”

Quindi L’Egitto è il Leviatano, e il leviatano è Gog di Magog. In Salmo 74:13 e 14 si parla dell’uccisione del Leviatano in quell’episodio in cui gli Egiziani escono verso il mar Rosso per riportare gli Israeliti in Egitto. Dunque da questa analisi ne esce un’immagine vivida del veniente attacco di Gog di Magog contro il popolo di Dio: sarà un avvenimento simile all’attacco degli Egiziani contro gli Israeliti sul Mar Rosso. La cosa è incoraggiante visto che in quella situazione neanche un Israelita si fece un graffio.

Questo è quell’episodio nel libro di Esodo al capitolo 14 versi 8 e 9 in cui si capisce che il faraone ha abboccato all’amo e l’uncino gli entra nella mascella per trascinarlo verso la distruzione nel deserto: “Geova lasciò divenire ostinato il cuore di Faraone re d’Egitto ed egli inseguiva i figli d’Israele, mentre i figli d’Israele uscivano con mano levata. E gli egiziani li inseguivano e tutti i cavalli dei carri di Faraone e i suoi cavalieri e le sue forze militari li raggiungevano mentre erano accampati presso il mare, vicino a Piairot, in vista di Baal Zefon”.

Abbiamo dunque una ulteriore conferma del fatto che il re del nord e Gog di Magog sono entità politiche dentro la falsa religione. Questa entità caccerà dal proprio interno il popolo di Dio, esattamente come fecero gli egiziani con gli israeliti, ma questo significherà un attacco disperato, forse nell’intento di ingannare e trattenere più gente possibile dal capire la verità.

In Ezechiele 38 il popolo di Dio viene descritto così: “quelli che non hanno disturbo, che dimorano al sicuro, che dimorano tutti senza mura, e non hanno nemmeno sbarre e porte. Sarà per prendere grandi spoglie e per fare molta preda, per rivolgere la tua mano su luoghi devastati abitati di nuovo e su un popolo raccolto dalle nazioni, che accumula ricchezze e proprietà, quelli che dimorano al centro della Terra.”

In Egitto il centro della Terra era Eliopoli, centro di adorazione solare. Il popolo che raccoglie Dio è quindi ancora impuro perché associato all’adorazione solare. In effetti nel capitolo 29 si dice che l’Egitto viene trascinato nel deserto per 40 anni. Ma nella situazione del mar Rosso non fu l’Egitto a rimanere 40 anni nel deserto ma Israele? Ma chiediamoci: Israele era davvero così diverso dall’Egitto? Possiamo tranquillamente dire di no, se riportiamo alla mente l’episodio del vitello d’oro, anch’esso di derivazione solare. E’ chiaro che gli Israeliti dovevano essere raffinati prima di poter entrare nella Terra promessa.

Ma la simbologia non termina qui. Al versetto 21 del capitolo 29 di Ezechiele si dice che Geova farà germogliare un corno per la casa di Israele. Un corno non germoglia verrebbe da dire ma l’espressione richiama il germoglio di Iesse che fa riferimento a Gesù. Il corno è il capro, di nuovo Gesù, ma anche Alessandro Magno e la Grecia, il capro che cozza contro il montone. Ai tempi dell’Egitto si parla già quindi del giudizio contro Nabucodonosor, ma anche contro il montone della Media e della Persia.

Altri simboli si possono trovare nel capitolo 31 dove l’Egitto viene paragonato ad un grosso albero che viene tagliato. “A chi somigli nella tua grandezza? Ecco, un assiro, un cedro dal Libano, dai bei rami, con folte ramificazioni ombrose, e di altezza elevata, tanto che la sua cima era fra le nubi…Ed estranei, i tiranni delle nazioni, lo taglieranno, e il popolo lo abbandonerà sui monti;…” (Ezechiele 31: 3,12).

L’albero che viene tagliato è un’immagine che già conosciamo e che viene usata in Daniele per descrivere Babilonia e il potere di Nabucodonosor. Nel capitolo 4 di Daniele si può leggere di questo albero nel sogno che fa Nabucodonosor. Così come Babilonia sarebbe stata abbandonata alla bestia selvaggia, la stessa cosa accade per l’Egitto come possiamo leggere in Ezechiele 31:13: “Sul suo tronco caduto risiederanno tutte le creature volatili dei cieli, e sui suoi ramoscelli saranno certamente  tutte le bestie selvagge del campo”.

Ci viene dunque descritta la falsa religione egiziana esattamente come quella babilonese: distrutta dopo l’attacco della bestia selvaggia. Si tratta quindi dell’attacco del re del sud contro il re del nord o Gog di Magog. O per descriverla con i simboli del profeta Daniele, si tratta del montone che attacca Babilonia. Anche il Montone verrà poi distrutto, ma questa è un’altra storia.

I simboli son gli stessi e si ripetono e ci mettono in guardia relativamente a ciò che sta per succedere nei prossimi mesi. Siete pronti?

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