263 – Noè sette giorni nelle stanze interne

Continuiamo a parlare dei sette tempi. L’argomento non è solo importante ma è L’argomento della Bibbia. I sette anni finali che portano alla distruzione delle religioni sono il perno centrale dell’intera narrativa biblica, fin dai primi capitoli di Genesi.

Andiamo infatti a vedere un altro esempio, l’ennesimo. Già abbiamo parlato in passato del diluvio ma ci sono dettagli ulteriori da analizzare. Che ci siano analogie con il periodo che stiamo vivendo noi risulta chiaro dal fatto che il giudizio divino era imminente allora come lo è adesso. Dio pronunciò inoltre il proposito di distruzione dell’intera Terra così come succederà nel periodo che stiamo vivendo noi. Leggiamo infatti Genesi 6:13: “E Dio disse a Noè: “Nei miei decreti, la fine di ogni carne è giunta; poiché la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io la distruggerò, insieme con la terra.””

Leggiamo ora 2 Pietro 3:5-7: “Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; 6 e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì; 7 mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi.”

Interessante questa analogia: la terra viene distrutta per entrare in un mondo nuovo, esattamente come sta per accadere nei tempi che viviamo noi ora. Certo, ci saranno dei tempi di attesa, esattamente come ci furono ai giorni di Noè. Per esempio, finiti i sette tempi, vedremo il crollo delle religioni, ma poi ci vorrà del tempo prima di vedere la fine di questo sistema di cose.

Un parallelo che non avevo ancora colto è dato dai sette giorni di attesa nell’arca. Nel capitolo 7 di genesi Dio dice a Noè di salire nell’arca:” E Noè, coi suoi figliuoli, con la sua moglie e con le mogli dei suoi figliuoli, entrò nell’arca per scampare dalle acque del diluvio”….”e al termine dei sette giorni, avvenne che le acque del diluvio furono sulla terra.” Genesi capitolo 7 versetti 7 e 10.

Dunque Noè viene invitato ad entrare nell’arca e aspettare per sette giorni. Perché tanto tempo di attesa se non perché si trattava di un tempo profetico che additava al periodo di tempo che stiamo vivendo noi? Un giorno per un anno, come ci indicano numeri ed Ezechiele, un anno oggi per ogni giorno di attesa di Noè, noi rimaniamo in attesa della grandine che colpirà Babilonia nell’ultimo anno di questi sette anni.

Interessante anche questa analogia: la grandine colpirà la falsa religione, così come le acque provenieneti dalle cateratte dei cieli colpirono il mondo di Noè. Genesi 7:11: “L’anno seicentesimo della vita di Noè, il secondo mese, il diciasettesimo giorno del mese, in quel giorno, tutte le fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo s’aprirono.” Ma leggiamo anche in Rivelazione16:17-21 :” Il settimo versò la sua coppa nell’aria e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: «È fatto!». 18 Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra. 19 La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. 20 Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono. 21 E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello.”

L’attesa di Noè per sette giorni, chiuso nell’arca richiama poi alla mente quanto possiamo leggere in Isaia 26:20 “Va popolo mio, entra nelle tue stanze interne, e chiudi le tue porte dietro di te. Nasconditi per un breve momento finché la denuncia sia passata.”

Questo si applica ai giorni nostri. Sempre più persone escono dalle organizzazioni religiose. Il pericolo per queste persone è che perdano la fede, avendo visto la grande ipocrisia presente in Babilonia. L’invito che riceviamo è però di rimanere in attesa. Non dobbiamo cioè perdere la fede in Dio, ma neanche rientrare in alcuna organizzazione religiosa, il che equivarrebbe all’uscire dall’arca poco prima del diluvio. Un equivalente sono i monti di cui parlava Gesù che ci avvertiva di fuggire ai monti quando si fosse vista la bestia selvaggia stabilita in un luogo santo. Ma si tratta anche del deserto verso il quale fugge la donna dopo aver partorito, di cui si parla in Rivelazione 12. Il deserto è deserto, non c’è nessuno. Il che significa starsene fuori da qualsiasi organizzazione religiosa, finché non verrà il giudizio.

In Genesi 7:12 leggiamo poi: “ E piovve sulla Terra per quaranta giorni e quaranta notti”. Qui abbiamo un’ulteriore analogia con i quarant’anni della generazione che precedono i sette tempi: dal 1975 al 2015. Ancora una volta si deve applicare la regola di un giorno per un anno. Questi quaranta giorni sono successivi ai sette giorni di attesa. Nell’adempimento attuale invece i quarant’anni precedono i sette tempi. Le simmetrie e i tempi specchiati  nelle profezie bibliche sono cosa abbastanza comune.

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