212 – La pestilenza, il terremoto e la grandine su Gog di Magog

Abbiamo visto che un terremoto si sta per abbattere sulla falsa religione. Questo determinerà l’uscita per espulsione di coloro che non piegano le loro ginocchia al dio Baal dell’eliocentrismo. Per maggiori informazioni su questo argomento vedi gli articoli passati.

Questo terremoto va a coincidere con la risurrezione dei due testimoni che evidentemente verranno riabilitati dopo la loro espulsione per aver predicato la Terra piatta per tre anni e mezzo in seno alla congregazione. Si legga Rivelazione capitolo 11 per un racconto dettagliato degli avvenimenti.

Ecco quindi che la congregazione, nel tempo della fine risulta essere divisa in due, esattamente come le dieci vergini. Pur essendosi addormentate tutte quante in attesa dello sposo, cinque sono pronte e hanno una riserva d’olio per alimentare le loro lampade mentre cinque rimangono senza olio e devono andare a cercarne altro perdendosi la venuta dello sposo. Trovate l’illustrazione delle 10 vergini nel capitolo 25 di Matteo.

Questa illustrazione è l’esatto parallelo del popolo di Dio che depreda l’Egitto in uscita da esso. Israele è diventato come l’Egitto, ma infine viene liberato con un terremoto, le dieci piaghe, che consentono agli ebrei di andarsene con le ricchezze degli egiziani che consegnano loro i loro gioielli e le cose preziose.

Ma c’è un altro racconto che è davvero da mettere in relazione con i concetti che assieme abbiamo analizzato fino ad ora e cioè il racconto di Gog di Magog che potete leggere in Ezechiele capitoli 38 e 39. Già avevamo parlato delle orde di Gog di Magog che nei tempi della fine arrivano ad attaccare il popolo di Dio. Il racconto parla di Gog che viene portato all’attacco di un popolo pacifico da Dio stesso. Ezechiele 38:4 dice: “Ti farò voltare indietro, metterò uncini alle tue mascelle e ti farò uscire con tutto il tuo esercito, cavalli e cavalieri, tutti splendidamente vestiti, un gran numero di soldati armati di scudo grande e scudo piccolo, tutti con la spada in mano.”

Queste parole ci rimandano ancora una volta all’Egitto al tempo delle dieci piaghe, il nostro fatidico terremoto. In Esodo 7:3 leggiamo: “In quanto a me, lascerò divenire ostinato il cuore di Faraone, e certamente moltiplicherò i miei segni e i miei miracoli.”. Dunque Geova ci sta dicendo che l’ostinazione del Faraone sarebbe stata permessa da Dio col preciso scopo di poter agire con gloria contro l’Egitto.

L’azione di Dio contro Gog di Magog ha lo stesso scopo. I versetti 22 e 23 di Ezechiele capitolo 38 recitano: “E certamente verrò in giudizio con lui, con la pestilenza e col sangue; e farò piovere un rovescio di pioggia inondatrice e chicchi di grandine, fuoco e zolfo su di lui e sulle sue schiere e sui molti popoli che saranno con lui. E certamente mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere davanti agli occhi di molte nazioni; e dovranno conoscere che io sono Geova’.”

Gog quindi viene spinto ad attaccare il popolo di Israele, come il Faraone viene reso ostinato in modo da obbligarlo a subire l’interezza delle dieci piaghe. Le dieci piaghe vengono richiamate alla mente dalla pestilenza e dal sangue e dalla grandine con cui Dio entra in giudizio contro Gog di Magog. La grandine è l’ultimo guaio, cioè l’attacco finale contro la religione che rivela il regno messianico. (Rivelazione 11:15-19).

Della pestilenza anche abbiamo parlato più volte. E’ una delle piaghe, ma la pestilenza e la carestia spirituali accompagnano tutti e sette gli anni in cui Gerusalemme viene calpestata. Davvero il legame tra Gog di Magog e i sette tempi è indissolubile.

Per ampliare il collegamento tra Gog di Magog e l’Egitto e la falsa religione si veda ancora cosa dice Ezechiele 29:1-7: “Certamente metterò uncini alle tue mascelle . . . E certamente [ti] farò salire di mezzo ai tuoi canali del Nilo . . . E certamente ti abbandonerò al deserto . . . E tutti gli abitanti d’Egitto dovranno conoscere che io sono Geova, per la ragione che mostrarono d’essere, come sostegno, una canna per la casa d’Israele”.

Al Faraone viene cioè messo un uncino per essere condotto verso il giudizio, così come con l’uncino Gog di Magog viene condotto all’attacco contro Israele, in modo da meritare il giudizio divino.

Col giudizio, arriva la liberazione; col terremoto la risurrezione. Ma a proposito del terremoto leggiamo nei versetti 18-20 del capitolo 38: “Ma, quando Gog giungerà nel paese d’Israele – parola del Signore Dio – divamperà la mia collera. Nella mia gelosia e nel mio furore ardente io vi dichiaro: In quel giorno ci sarà un gran terremoto nel paese di Israele: davanti a me tremeranno i pesci del mare, gli uccelli del cielo, gli animali selvatici, tutti i rettili che strisciano sul terreno e ogni uomo che è sulla terra: i monti franeranno, le rocce cadranno e ogni muro rovinerà al suolo.”

Eccolo qui il nostro terremoto, il secondo guaio, l’uscita dalla falsa religione che precede la caduta di Babilonia che avviene tramite la grandine. Cosa indicano tutti questi indizi? Indicano che l’enigmatica profezia di Ezechiele a proposito di Gog di Magog non è altro che una narrazione dell’uscita del popolo di Dio dalla falsa religione. Questa uscita sarà preceduta da avvenimenti drammatici che vedranno la falsa religione entrare in conflitto con gli eletti.

La situazione è simboleggiata dalle cinque vergini stolte che chiedono l’olio alle vergini sagge perché son rimaste senza. Si dice infatti nei versetti 8 a 12 a proposito dell’attacco contro Israele: “Dopo molto tempo ti sarà dato l’ordine: sul finire degli anni tu andrai contro una nazione che è sfuggita alla spada, che in mezzo a molti popoli si è radunata sui monti d’Israele, rimasti lungamente deserti. Essa rimpatriò dalle genti e tutti abitano tranquilli. 9 Tu vi salirai, vi giungerai come un uragano: sarai come un nembo che avvolge la terra, tu con tutte le tue schiere e con i popoli numerosi che sono con te. 10 Dice il Signore Dio: In quel giorno ti verranno in mente dei pensieri e concepirai progetti malvagi. 11 Tu dirai: Andrò contro una terra indifesa, assalirò genti tranquille che si tengono sicure, che abitano tutte in luoghi senza mura, che non hanno né sbarre né porte, 12 per depredare, saccheggiare, metter la mano su rovine ora ripopolate e sopra un popolo che si è riunito dalle nazioni, dedito agli armenti e ai propri affari, che abita al centro della terra.”

Babilonia cioè, vedendo in mezzo a sé un popolo numeroso che non patisce la fame spirituale come succede invece a lei, procederà per attaccarli ed espellerli, con la volontà di depredarli delle loro ricchezze spirituali. Siamo davvero ansiosi di vedere questi avvenimenti sapendo che manca poco, non anni, ma mesi.

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