206 – Un terremoto per spogliare l’Egitto

Abbiamo parlato del terremoto come di una fase importante del secondo guaio. Il terremoto descritto in Rivelazione 11 rappresenta un momento di crisi con cui si estrae dalle false religioni un rimanente che viene salvato perché non accetta l’adorazione solare. Sarà evidentemente un momento in cui le coscienze verranno turbate da avvenimenti particolari che non potranno essere accettati dalle coscienze più addestrate.

Questo terremoto rappresenta quindi l’uscita del popolo di Dio dall’Egitto, uscita che avviene evidentemente in modo drammatico. Questa uscita deve comunque far pensare. A metà settimana infatti, un paio di anni prima del terremoto, c’è la morte dei due testimoni, con la fine del sacrificio continuo. Questo significa che il sacrificio veniva accettato sebbene il popolo si trovasse in mezzo all’Egitto e fosse partecipe in qualche misura alla sua idolatria.

Ci chiediamo quindi, perché il popolo si trova in Egitto, al punto che Dio deve intervenire per portarlo fuori? Per rispondere a questa domanda dobbiamo andare a considerare cosa è successo in antichità. Le narrazioni della Bibbia sono infatti avvenimenti ombra che si ripetono ciclicamente e che ci permettono di capire gli avvenimenti odierni.

Ci chiediamo infatti perché Geova dovette estrarre dall’Egitto quel popolo che lui stesso aveva fatto entrare in Egitto ai tempi di Giuseppe, a causa della carestia. Possiamo leggere il motivo per cui Dio fece entrare Israele in Egitto: “Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. 6 Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. 7 Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.”

Giuseppe dunque spiega che è Dio ad averlo portato in Egitto per potervi introdurre Israele e salvarlo nei sette anni di carestia. Di questi sette anni e dei sogni del faraone interpretati da Giuseppe parleremo in un altro articolo.

Allo stesso modo Gesù, ancora bambino viene portato in Egitto dal padre quando la sua vita è minacciata da Erode. Ancora una volta dunque l’ingresso in Egitto è una questione di vita o di morte di fronte a situazioni avverse.

Interessante è il fatto che questo diede l’opportunità al popolo di crescere e di intessere una trama di fitti rapporti con l’Egitto, al punto che, al momento dell’uscita, molti egiziani, una numerosa compagnia mista, partirono con gli ebrei. Tutti coloro che compresero e si umiliarono di fronte alla potenza di Dio, manifestata tramite le dieci piaghe, partirono e lasciarono l’Egitto.

A questo proposito voglio analizzare con voi ciò che leggiamo in Aggeo 2: ““‘Ma ora sii coraggioso, Zorobabèle’, dichiara Geova, ‘e sii coraggioso anche tu, sommo sacerdote Giosuè, figlio di Iozadàc’.

“‘E siate coraggiosi voi tutti, popolo del paese’,+ dichiara Geova, ‘e lavorate’.

“‘Perché io sono con voi’,+ dichiara Geova degli eserciti. ‘Ricordate ciò che vi promisi quando usciste dall’Egitto;+ il mio spirito rimane fra voi.*+ Non abbiate paura’”.+

“Questo è infatti ciò che Geova degli eserciti dice: ‘Ancora una volta — fra poco — scuoterò i cieli e la terra, il mare e la terraferma’.+

“‘Scuoterò tutte le nazioni, e affluiranno le cose preziose* di tutte le nazioni,+e riempirò questa casa di gloria’,+ dice Geova degli eserciti.

“‘L’argento è mio, mio è l’oro’, dichiara Geova degli eserciti.

“‘La futura gloria di questa casa sarà maggiore della precedente’,+ dice Geova degli eserciti.

“‘E in questo luogo concederò la pace’,+ dichiara Geova degli eserciti”.”

In questi versetti si parla a Zorobabele e Giosuè, che sono simboli per i due testimoni annuncianti la venuta del Cristo. L’annuncio che fa loro Geova è quello di un terremoto grazie al quale verranno scrollate le cose desiderabili delle nazioni. Dio annuncia quindi l’estrazione di un rimanente dalle nazioni, con un terremoto che coincide con quello dei due testimoni, e che ha luogo dunque nella parte finale dei tempi, nella seconda metà dei sette anni di tribolazione.

E’ necessario dunque che il popolo di Dio sia in Egitto in quanto nasce in Egitto, e solo li può prosperare. Questo popolo non ha infatti le risorse che sarebbero necessarie per sopravvivere e crescere. Penso ai Testimoni di Geova, il cui fondatore Charles Russell proveniva da una famiglia massone e il quale ricevette fondi dalla massoneria per finanziare la nascita della nuova religione. Come avrebbero potuto avere finanziamenti simili il popolo di Geova? Ecco quindi che la falsa religione diventa il mezzo con il quale Dio si crea un popolo e, dalla falsa religione, crea le basi per la crescita spirituale di persone che altrimenti non avrebbero avuto le risorse per ottenere la conoscenza necessaria alla pura adorazione.

Da queste basi, queste persone diventano lentamente in grado di piena autonomia spirituale e arrivano al punto di mutare le regole della religione Egiziana. Al momento del terremoto sono quelle persone che si renderanno conto della necessità di iniziare nuova vita spirituale e nuova adorazione.

Succede quindi ciò che accadde in Egitto quando Israele uscì: “35 Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. 36 Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani.”

Allo stesso modo, al giorno d’oggi il popolo di Dio rimane l’unico istruito e nell’abbondanza spirituale ed esce dalla falsa religione, ormai abbandonata da Dio e depauperata di ogni mezzo materiale e spirituale.

Chi conosce i Testimoni di Geova sa infatti che l’organizzazione sta diventando una religione online, senza più avere un vero potere attrattivo spirituale. Ma di questo parleremo ancora in futuro.

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