203 – Elia e i due testimoni

Prima di poter parlare di profezie che riguardano avvenimenti futuri dobbiamo ancora capire meglio le cose che stanno succedendo ora. Sappiamo ormai di essere nel corso del quinto anno del periodo di sette tempi della tribolazione.

In Rivelazione 11 si parla dei due testimoni. Abbiamo imparato a conoscerli come i due che predicano per la prima metà dei sette tempi e a metà vengono invece uccisi dalla bestia. Ma questi due sono testimoni di cosa? Chi parla nel capitolo 11 è il forte angelo presentato nel capitolo 10. Abbiamo già identificato questo angelo come lo stesso che si è presentato a Giosuè prima della distruzione di Gerico. Si tratta quindi di Gesù, che sta a capo dell’esercito di Israele.

Gesù parla di questi due santi come dei “miei due testimoni”. A metà settimana sappiamo che Gesù viene e prende potere. I due testimoni quindi sono testimoni dell’avvenimento, gli unici che se ne accorgono e possono renderlo noto. In effetti l’inizio del Regno millenario inizia la seconda fase dei sette tempi. Lo si può capire dal capitolo 12 di Apocalisse dove si legge della donna che da alla luce un bambino e poi fugge nel deserto dove viene istruita per 42 mesi cioè per tre anni e mezzo. Il bambino è il Regno millenario, il cui Re è Gesù.

In effetti Gesù venne nel suo Regno durante i tre anni e mezzo della sua predicazione. La cosa venne rappresentata nella trasfigurazione in cui Gesù di notte venne illuminato di gloria e la sua faccia apparì essere come il sole (Matteo capitolo 17).

Mosè ed Elia, le due figure che assistono alla trasfigurazione di Gesù che appare nella gloria del suo regno, rappresentano i due testimoni. Sono coloro che in modo legale attestano l’inizio del Regno. Questo è necessario ancor più ai nostri giorni in quanto  in Matteo 24 e Rivelazione 1 Gesù viene descritto come veniente sulle nubi. Ogni occhio lo vedrà nel senso che ne vedranno gli effetti, ma la sua venuta è in realtà invisibile e richiede quindi la presenza dei due testimoni che preparino il terreno alla sua venuta.

In effetti Malachia, l’ultimo dei libri del Vecchio Testamento termina proprio con l’annuncio “Ecco, vi mando Elia il profeta prima che venga il grande e tremendo giorno di Geova”. Un primo adempimento della profezia si ebbe con Giovanni il battezzatore che venne identificato da Gesù con l’Elia annunciato da Malachia e che preparò il terreno a Gesù.

In Matteo 17:11 Gesù si espresse in questo modo: “11 Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12 Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». 13 Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.”.

L’Elia moderno è quindi uno dei due testimoni, mentre l’altro deve essere identificato con Mosè. Questo non significa che i due testimoni siano letteralmente Mosè ed Elia, così come Giovanni non era letteralmente Elia ma lo rappresentava. Allo stesso modo questi due testimoni rappresentano Mosè ed Elia pur non essendo letteralmente questi due personaggi.

Dobbiamo quindi andare a vedere cosa rappresentano questi due personaggi, anche se poi cercherò di concentrarmi su Elia.

Mosè viene ricordato per aver guidato l’uscita dall’Egitto. Egli stesso rifiutò di essere riconosciuto come figlio della figlia del Faraone e rifiutò la comodità della vita nel peccato ma fuggì per tornare in seguito e guidare l’uscita del popolo di Dio dalla falsa religione.

Elia è ricordato per la sua lotta contro Baal, dio del sole che macchiava di idolatria e apostasia l’adorazione di Israele. Sia Mosè che Elia dunque hanno condotto una battaglia contro il sole, veicolando la gloria e l’adorazione verso il Cristo. Gesù infatti, nella trasfigurazione ma anche nella visione di Rivelazione 10, viene rappresentato come se avesse il sole in viso. L’adorazione solare quindi deve essere distrutta e l’unica adorazione deve essere verso Dio Geova.

Interessante il fatto che in Rivelazione ci siano diversi aspetti che mettono in relazione i due testimoni con Elia e i miracoli che egli compì a favore della pura adorazione.

Leggiamo assieme Rivelazione 11:5-6: “ E se qualcuno li vuol danneggiare, esce fuoco dalla loro bocca e divora i loro nemici;+ e se qualcuno li vorrà danneggiare, in questa maniera dovrà essere ucciso.  Questi hanno l’autorità di chiudere il cielo+ affinché non cada pioggia+ durante i giorni del loro profetizzare, e hanno autorità sulle* acque di mutarle in sangue+ e di colpire la terra con ogni sorta di piaga quante volte desiderino.”

Il richiamo alle piaghe e all’autorità di mutare l’acqua in sangue ricorda sicuramente la figura di Mosè. Il fuoco e l’autorità di non far piovere ricordano invece Elia.

Memorabile infatti è il fatto che Elia annunciò tre anni e mezzo di siccità al re Acab. Si può leggere dell’avvenimento in 1Re 17:1 e in Luca 4:25 viene confermato il fatto che la siccità di Elia durò tre anni e mezzo, il periodo cioè di predicazione dei due testimoni.

La siccità è da considerarsi una punizione divina contro il popolo idolatra. Oggigiorno similarmente c’è l’idolatria solare nelle religioni organizzate evidente dal sostegno dato all’eliocentrismo.

In 1 Re capitolo 18 invece si narra di quell’episodio in cui Elia sfida i profeti di Baal a far bruciare un’offerta su un altare. Riporto di seguito il racconto.

 1 Re 18:20-40. “20 Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo.21 Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. 22 Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23 Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco.24 Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».

25 Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché siete più numerosi. Invocate il nome del vostro Dio, ma senza appiccare il fuoco». 26 Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all’altare che avevano eretto. 27 Essendo gia mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà».28 Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29 Passato il mezzogiorno, quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione.

30 Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi!». Tutti si avvicinarono. Si sistemò di nuovo l’altare del Signore che era stato demolito. 31 Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe, al quale il Signore aveva detto: «Israele sarà il tuo nome». 32 Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace di contenere due misure di seme. 33 Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34 Quindi disse: «Riempite quattro brocche d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35 L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. 36 Al momento dell’offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. 37 Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!». 38 Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. 39 A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40 Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò.”

Si vede dal versetto 38 che alla preghiera di Elia Dio risponde con un fuoco che cade dal cielo e consuma l’olocausto. Questo determina la sconfitta del Baal solare e i profeti del sole vengono così tutti uccisi.

I due testimoni vengono allo stesso modo descritti in una lotta impari che vede la loro morte contro la bestia selvaggia. Il marchio della bestia è il 666 ad indicare il fatto che nellaloro lotta sembra una sconfitta contro il sole. In realtà la loro morte ricorda quella di Gesù e rappresenta quindi un segnale che tutti dovrebbero riconoscere dell’inizio del Regno di Gesù Cristo.

La sconfitta dei due testimoni è un indizio del fatto che Gerusalemme viene lasciata in mano alla bestia per sette tempi, e l’uscita è programmata solo per la fine di questo periodo. Il fuoco che divora l’olocausto comunque richiama il fuoco con cui i due testimoni possono divorare coloro che volessero far loro del male.

Ma continuiamo con l’analisi di questo parallelo dei due testimoni con Elia. In 1 Re al capitolo 19 si narra della fuga di Elia di fronte alla minaccia di morte ricevuta da Izebel, conseguente all’uccisione dei profeti di Baal.  Elia fugge in Horeb e qui entra in una caverna dove Geova gli dà una visione del suo potere e del suo sostegno. Tra le cose che accadono c’è un terremoto, si legge nel versetto 11: “ 11 Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.”

Anche i due testimoni sono protagonisti di una situazione simile. Dopo essere stati uccisi dalla bestia selvaggia infatti, Rivelazione 11 dice che vengono risuscitati dopo un periodo di tre giorni e mezzo. In quella situazione, dice il versetto 13 di Rivelazione 11 ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde; e settemila persone furono uccise dal terremoto, e quelli che restavano si spaventarono e diedero gloria ll’iddio del cielo.

Abbiamo già parlato di un terremoto quando abbiamo menzionato in un articolo passato il sesto sigillo. Il sesto sigillo annuncia un terremoto e un periodo di buio in quanto sole e luna vengono oscurati. Corrisponde quindi alla nona piaga. La sconfitta solare. I due testimoni dunque risultano essere vittoriosi nel momento della loro risurrezione, due o tre  anni dopo la loro uccisione. Con la risurrezione dei due testimoni, abbiamo il terremoto e quindi l’oscuramento del sole.

Dico due anni dopo oppure tre perchè loro vengono uccisi dopo tre anni e mezzo, cioè dopo la quarta tromba. Dopo di chè c’è il primo guaio, le locuste e poi il secondo: il terremoto. Nella descrizione dei sette tempi data dalle coppe in Rivelazione 17 il terremoto avviene con la grandine il settimo anno. Dobbiamo quindi aspettare e vedere come si succederanno gli avvenimenti. Vedremo presto che il terremoto è la risurrezione degli eletti che muoiono per Babilonia, cioè escono, mentre la grandine, il guaio successivo rappresenta il giudizio finale contro Babilonia.

Dunque i tre giorni e mezzo di morte spirituale non sono un periodo letterale ma simbolico e richiamano il periodo di permanenza di Gesù nella pancia del pesce: la tomba.

In Matteo 28 si parla della risurrezione di Gesù. Egli era stato sepolto in una spelonca, come la caverna di Elia in Horeb. Al versetto 2 si dice : “Ed ecco, c’era stato un grande terremoto; poiché l’angelo di Geova era sceso dal cielo, si era accostato e aveva rotolato via la pietra.” Questo conferma ancora una volta il legame tra il terremoto e la risurrezione. Se vogliamo un’altra conferma la possiamo trovare in Matteo 27 da 51 in poi dove si parla del momento in cui Gesù muore. In quel momento si oscura il sole e le tombe commemorative si aprono e molti corpi dei santi vennero risuscitati. Terremoto, risurrezione e fine dell’adorazione solare sono messe in relazione anche in questo episodio.

Questa analisi ci ha aiutato a vedere un po’ meglio il ruolo di Elia, ma non abbiamo finito. Analizzeremo meglio nei prossimi articoli il significato di questo terremoto.

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