198 – Sette giri attorno a Gerico

Riferendosi al calpestamento di Gerusalemme Gesù disse “Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Infatti ci sarà grande angustia nel paese, e ira contro questo popolo. E cadranno sotto i colpi della spada e saranno portati prigionieri in tutte le nazioni; e Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni finché non saranno compiuti i tempi fissati delle nazioni.”

i sette tempi o periodo del calpestamento di Gerusalemme da parte delle nazioni, si riduce ai sette anni di Rivelazione 11 dove si legge: “Il cortile fuori dal santuario, invece, lascialo da parte e non misurarlo, perché è stato dato alle nazioni; esse calpesteranno la città santa per 42 mesi.” Questo versetto va messo in stretta relazione con le parole di Gesù riportate in Luca 21:23-24. Si tratta di sette anni formulati in due periodi di 1260 giorni, cioè 42 mesi più 3 giorni e mezzo. Ciò corrisponde ai sette anni della pazzia di Nabucodonosor. (Cfr. Riv 12:14)

Il fatto che il giudizio inizi dalla casa di Dio non dovrebbe spaventarci. Questo non significa un giudizio contro i giusti, ma contro un popolo che ha apostatato da Dio. Possiamo capire meglio la situazione andando a considerare ancora una volta e ancora meglio la situazione del giudizio contro Gerico. La distruzione di Gerico è un’allegoria della distruzione di Babilonia, che è a sua volta un simbolo per la distruzione di Gerusalemme.

Il popolo entra nel nuovo mondo, ma per fare questo deve distruggere le vecchie strutture simbolo di idolatria e di apostasia. Questo succedeva a simboleggiare quanto deve accadere ora. Per entrare nella nuova Terra, come ci viene  promessa in 2 Pietro 3:13, devono essere distrutte le vecchie strutture di controllo quali lo sono state le organizzazioni religiose. Essendo io stato Testimone di Geova, mi riferisco anche alla distruzione di questa religione.

Dunque Israele per arrivare a Gerico deve passare il Giordano che rappresenta l’ingresso nella Terra promessa. Israele passa il Giordano, le cui acque in modo miracoloso vengono fermate a monte di modo che i popolo possa passare. Una volta passati Dio ordina la circoncisione del popolo. Infatti la generazione nuova, che è sopravvissuta ai 40 anni nel deserto, non è stata circoncisa. Questo avvenimento sancisce un rinnovamento del patto tra il popolo e Dio che infine si esprime dicendo: “Oggi vi ho tolto il biasimo dell’Egitto”.

Alla fine del capitolo 5, quando arrivano vicino a Gerico appare un angelo di fronte a Giosuè. La cosa ci interessa perchè ancora una volta esiste un analogo con i nostri tempi. Leggiamo in Giosuè 5:13-15: “13 Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei per noi o per i nostri avversari?». 14 Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che dice il mio signore al suo servo?». 15 Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece.”

Il luogo è santo, dice l’angelo a Giosuè, eppure sono nei pressi di Gerico, luogo di idolatria e perdizione. Ricordate cosa disse Gesù in Matteo a proposito della grande tribolazione? “Perciò, quando scorgerete la cosa disgustante che causa desolazione, dichiarata per mezzo del profeta Daniele, stabilita in un luogo santo allora quelli che sono nella Giudea fuggano ai monti”. Anche Gerusalemme era ancora considerata un luogo santo, ma era un luogo da abbandonare. Gerico era un luogo santo perché sarebbe stato purificato. Questa cosa rimane valida anche per noi. Lo si capisce dall’apparizione a Giovanni dell’angelo in Rivelazione capitolo 10. Vi riporto l’intero capitolo.

E vidi scendere dal cielo un altro potente angelo, avvolto in una nube; sulla sua testa c’era un arcobaleno, il suo volto era come il sole,+ le sue gambe* erano come colonne di fuoco,  e aveva in mano un piccolo rotolo aperto. Pose il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra  e gridò con voce possente come il ruggito di un leone.+ E quando gridò, i sette tuoni+ fecero sentire la loro voce. Quando i sette tuoni parlarono, io stavo per scrivere, ma poi sentii una voce dal cielo+ dire: “Tieni segrete* le cose dette dai sette tuoni, e non scriverle”.  L’angelo che avevo visto in piedi sul mare e sulla terra alzò la mano destra verso il cielo  e giurò su colui che vive per i secoli dei secoli,+ che ha creato il cielo e le cose che sono in esso, la terra e le cose che sono in essa e il mare e le cose che sono in esso:+ “L’attesa è finita. Nei giorni in cui il settimo angelo+ starà per suonare la sua tromba,+ sarà sicuramente portato a compimento il sacro segreto+ che Dio aveva dichiarato come buona notizia ai suoi schiavi, i profeti”.+ E sentii di nuovo la voce dal cielo+ che mi parlava e diceva: “Va’, prendi il rotolo aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra”.+  Andai dall’angelo e gli chiesi di darmi il rotolo. Lui mi disse: “Prendilo e mangialo;+ sarà amaro per il tuo stomaco, ma nella tua bocca sarà dolce come il miele”.10  Presi il rotolo dalla mano dell’angelo e lo mangiai;+ nella mia bocca fu dolce come il miele,+ ma quando l’ebbi inghiottito fu amaro per il mio stomaco. 11  E mi dissero: “Devi profetizzare di nuovo riguardo a popoli, nazioni, lingue e molti re”.

Così come prima della distruzione di Gerico appare un angelo a Giosuè, allo stesso modo, prima di introdurre l’ultimo guaio dei sette tempi, cioè l’ultima tromba appare questo angelo all’apostolo Giovanni, autore del libro dell’Apocalisse. L’angelo grida e sette tuoni fanno sentire le loro voci. Vedremo che anche l’esercito di Giosuè dovette urlare al settimo giro e suonare sette trombe. L’angelo annuncia che al suono della settima tromba si compirà veramente il sacro segreto. L’angelo quindi dà ancora a Giovanni il compito di continuare a profetizzare.

L’angelo di Giosuè si manifesta come principe dell’esercito di Geova. Giosuè gli chiede : “Sei per noi o per i nostri avversari?” L’angelo risponde: “No, ma io sono venuto ora come principe dell’esercito di Geova”. Questo a significare che l’angelo avrebbe guidato l’esercito in una distruzione necessaria. Avrebbe fatto uso di quell’esercito per distruggere Gerico secondo le modalità che lui avrebbe deciso, ma non era da una parte o dall’altra. Quella distruzione era necessaria per stabilire un governo giusto, quello di Geova dio, di fronte alla pagana adorazione solare dei Cananei.

Allo stesso modo Dio fece uso dell’esercito Babilonese e in Geremia 51:7 leggiamo: “Babilonia è stata un calice d’oro nella mano di Geova, essa ha fatto inebriare tutta la Terra. Le Nazioni han bevuto del vino di lei. Perciò le nazioni continuano ad agire follemente”. Babilonia verrà distrutta a causa del suo calice pieno del sangue dei santi e delle sue opere di fornicazione con le Nazioni. Allo stesso modo anche Israele, strumento divino nella distruzione del paganesimo Cananeo, verrà distrutto con la distruzione di Gerusalemme prima del 587 a.E.V e poi con quella definitiva del 70 e.V. (Rivelazione 17:4).

Allo stesso modo L’angelo di Apocalisse capitolo 10 che annuncia la settima tromba, sicuramente nella figura di Michele o Gesù, farà uso degli eserciti e delle folle inferocite per distruggere la falsa religione al suono della settima tromba.

Ma torniamo all’assedio a Gerico. Se ne parla nel capitolo 6 di Giosuè. Sugli abitanti della città è sceso il terrore dopo aver sentito del fiume che si è aperto per lasciarli passare. In Giosuè capitolo 2 versetto 9 Raab la prostituta dice alle due spie che sono state mandate ad esplorare la città: “In effetti so che Geova vi darà certamente il paese, e che lo spavento di voi è caduto su di noi, e che tutti gli abitanti del paese si sono scoraggiati a causa vostra.”

 La stessa cosa accade ora, durante il primo guaio. L’esercito assediante delle locuste di Apocalisse 9 punge con le code di scorpione, non uccide, ma tormenta e toglie ogni forza vitale. In Rivelazione 9:5 si dice: “E fu concesso alle locuste non di ucciderli, ma che fossero tormentati per 5 mesi, e il loro tormento fu come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte ma non la troveranno affatto, e desidereranno morire ma la morte continuerà a fuggire da loro.” Gli uomini non sanno cosa fare di fronte al virus e alla minaccia di perdere le loro libertà, pensano che piuttosto di continuare a vivere in questo modo sarebbe meglio morire. Questo accade perché non hanno la minima idea di ciò che sta succedendo.

Ora Geova da delle istruzioni precise a Giosuè, che possiamo leggere in Giosuè 6:2 . “Vedi, io ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti prodi guerrieri, 3 tutti atti alla guerra, girerete intorno alla città, facendo il circuito della città una volta. Così farete per sei giorni. 4 Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. 5 Quando si suonerà il corno dell’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé”.

Le cose proseguono proprio secondo le istruzioni. L’esercito fa sei giri per sei giorni. Al settimo giorno fanno sette giri e, al settimo prorompono in forti grida, e suonarono i corni, sette come le trombe, e le mura crollarono. Solo Raab la prostituta si salvò. Il fatto che si salvasse solo la prostituta ci fa capire il modo di procedere di Geova. Egli guarda i cuori. Chi si ravvede, pur avendo peccato molto, è migliore di chi in modo farisaico basa la propria vita sulle apparenze, ma all’interno è pieno di apostasia, idolatria e marciume spirituale.

Interessante è il fatto che il popolo non deve fare nulla per vedere cadere le mura di Gerico. Allo stesso modo, noi oggi non dobbiamo fare nulla se non rimanere nelle nostre camere interne. (Isaia 26:20).

Il popolo entrò nella città e finì la la distruzione. Solo dovevano seguire il comando di non prendere nulla di ciò che era destinato alla distruzione. Chi avesse preso qualcosa avrebbe reso Israele una cosa votata alla distruzione e avrebbe dato ad esso l’ostracismo. Allo stesso modo l’invito che riceviamo noi nella situazione che stiamo vivendo è quella di abbandonare Babilonia: “Uscite da essa o popolo mio se non volete partecipare con lei ai suoi peccati e se non volete ricevere parte delle sue piaghe.”

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