Il pensiero di gruppo

Articolo N. 179

«Oggi che cosa ci troviamo davanti? Una massa di individui dispersi, gassosi! Soggetti che, venuta meno ogni forma di aggregazione sociale, sindacale, corporativa, politica, si ritrovano soli. È questa la novità. È questo che crea la base sociale dei Trump, delle Le Pen, dei Salvini e dei Grillo. Alla radice non c’è solo l’impoverimento, il declassamento del ceto medio: c’è l’individualizzazione di massa». Così si esprime in un’intervista su la Repubblica Massimo Cacciari affrontando il tema della sparizione, a livello culturale soprattutto, di una classe sociale, la vecchia borghesia. A questo punto, forse, una delle poche superstiti forme di aggregazione rimaste sono i social. Così anche tra i terrapiattisti si sono formati innumerevoli gruppi che condividono i loro pensieri sul Web o su WhatsApp.(https://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2017/03/02/news/massimo_cacciari_la_borghesia_uccisa_dal_capitalismo_assoluto-159577418/)

Cambiare un’idea non è semplice, dato che le idee sono la nostra identità e il nostro linguaggio. Ci sono in giro molti gruppi che si dichiarano favorevoli a sostenere un movimento di pensiero in controtendenza, ma che sono continuamente in bisticcio tra di loro e che fanno del terrapiattismo una semplice demagogia. Le voci che li dentro si levano contro i sostenitori del concetto di terra-globo non sono tutte limpide. Scusate, la libertà di pensiero ce l’abbiamo. Ora vorremmo avere anche un pensiero. Cos’è un pensiero? Sono parole, il discorso, uno stile di linguaggio. Questi gruppi hanno spesso uno stile comunicativo senza respiro che si conforma un po’ troppo a quello che dicono di contestare. Adesso citerò alcuni stralci da un articolo che ho trovato in rete: La macchina maieutica (https://vittoriodublinoblog.org/2019/01/14/il-decimo-uomo-per-contrastare-il-pensiero-di-gruppo/)

  • “I singoli membri del gruppo non vogliono far affondare la barca, perché ciò potrebbe portare a danneggiare le loro relazioni personali che intraprendono con gli altri componenti del gruppo”, per questo non è raro osservare tentativi tesi a ridicolizzare pensieri dissenzienti, critiche costruttive o perfino eventuali consigli, dunque conseguentemente  il dissenso o il consiglio viene  esternato con poca incisività se non raramente. “Le persone sono pronte ad adottare le posizioni di maggioranza e, soprattutto, ignorano tutte le potenziali alternative e tutte le prove contrastanti”.
  • Il Groupthink (in inglese, appunto, Pensiero di Gruppo)  è un fenomeno psicosociale che si verifica all’interno di un Gruppo di Individui in cui il desiderio di armonia porta alla conformità.  In questi gruppi è presente una sorta di ‘Pensiero Unico Dominante” e conseguentemente l’assenza, o deficienza di ascolto di  ‘Pensieri non conformi a quello dominante nel gruppo  (ovvero: un Pensiero Dissenziente)’, ciò si può tradurre, a discapito del gruppo,  nell’ottenere risultati decisionali irrazionali, disfunzionali o poco efficienti.

La tecnica del decimo uomo. Questa tecnica che nel film World war Z, the tenth man, viene chiamata la ” Regola del Decimo Uomo”, ma nella vita reale prende il nome di:  “Avvocato del Diavolo”,  è una delle tecniche che potrebbe essere usata per contrastare gli effetti del cosiddetto “Pensiero di Gruppo”. Si tratterebbe di permettere all’interno di un gruppo la presenza di almeno un membro dal pensiero non allineato. Noi di Earthmeasured, dentro a uno di questi ci siamo stati. Ma solo per pochissimi giorni e ne siamo stati subito scacciati. Per ragioni tutto sommato marginali. Perché accadono fenomeni di questo tipo?

  • Questo fenomeno accade perché i membri del gruppo cercano di ridurre al minimo i conflitti e raggiungere una decisione di consenso senza una valutazione critica dei punti di vista alternativi, sopprimendo attivamente i punti di vista dissenzienti e isolandosi dalle influenze esterne. Quando un gruppo ne è soggetto, cioè è afflitto dal Groupthink,  in questo si richiede spesso inconsapevolmente (ed implicitamente) che le persone  (i membri) evitino di sollevare questioni controverse o soluzioni alternative, con una palese perdita di creatività individuale, unicità e sviluppo di un pensiero indipendente.

  • Chiudo questo sfogo con un breve riferimento a Immanuel Kant,  filosofo del 700 (1724-1804), e a un opuscolo da lui scritto per rispondere alla domanda  “Cos’è l’illuminismo?” Si trattava di sollecitare nel pubblico l’autoconsapevolezza e la volontà di fare qualcosa a proprio favore, per la propria rinascita spirituale ed umana. Era come rendere conscio il lettore di un dito puntato, di un dovere e un non dovere, che si riferisce alla responsabilità che ciascuno ha verso se stesso, nella propria vita, di prendere una posizione autonoma e fuori dall’influenza delle molte sovrastrutture culturali o sociali
  • “La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha fatti liberi da direzione estranea (naturaliter maiorennes), rimangono ciò nondimeno volentieri per l’intera vita minorenni, per cui riesce facile ad altri erigersi a loro tutori. Ed è così comodo essere minorenni! Se io ho un libro che pensa per me, se ho un direttore spirituale che ha coscienza per me, se ho un medico che decide per me il regime che mi conviene ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero di me. Non ho bisogno di pensare, purché possa solo pagare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione.” Qui tu potresti aggiungere: Se riuscissi almeno a trovare un Gruppo in cui inserirmi, a cui adeguare il mio stile di discorso, mi ritroverei almeno con un’identità più definita, una presentazione di me un po’ più sostanziosa. Sarebbe un modo di sentirmi approvato da qualcuno senza metterci troppo sforzo…Ma non sarebbe questo come restare minorenne, sotto tutore per sempre?

Ciò significa che debbo avere il coraggio di sapere, sapere aude. Devo diventare maggiorenne. Per esempio, nel corso del tempo la chiesa, non solo la cattolica, ma più in generale, tutte le chiese, incominciano sempre più ad affidarsi alla tradizione e a sottolineare il principio d’autorità. Si adagiano.

Arrivati lì mi dicono: non hai bisogno di aprire la Bibbia. Leggila pure ma non scavare. Non devi fare congetture. Te la spieghiamo noi.

E invece no, devo aprire i libri e prendermi la responsabilità di capirli. Il mondo è pieno di libri straordinari. Tu dici: voglio cambiare me stesso. Leggiti i Vangeli allora, incomincia a pregare, bussa a quella  tremendissima porta, che alla fine si apre.

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