Intuizione e lavoro scientifico

Articolo N. 177

Mi propongo adesso di parlare di alcuni aspetti legati all’origine di questa nostra ricerca sulla terra piatta. Tutto questo lavoro nasce da un’esperienza religiosa.  Avevamo puntato su Dio…

“Si tratta di scommettere…“Dio esiste o no?” Si gioca un giuoco in cui uscirà testa o croce. Su quale delle due punterete? Pesiamo il guadagno e la perdita, nel caso che scommettiate in favore dell’esistenza di Dio. Valutiamo questi due casi: se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque, senza esitare, che egli esiste.” (Blaise Pascal)

Qualcuno ogni tanto ci chiede come siamo giunti alle conclusioni a cui siamo giunti. Domanda più che legittima. Direi che per rispondere si deve affrontare il tema dell’ispirazione: tema che fu caro a poeti, artisti e scienziati di tutti i tempi, ma che i non addetti ai lavori a volte faticano ad afferrare.

Non tutti arrivano a credere nell’ispirazione delle Scritture. Però è proprio da un tale concetto che siamo partiti. Forse pensate che la Bibbia sia uno dei vari testi sacri del mondo. Come i Veda o come il Corano. Io però vi so parlare a fondo soprattutto della Bibbia. Vi dovrete accontentare. L’ho studiata e ristudiata per quarant’anni. Non c’è nulla che io conosca di meglio.

   Potrei aggiungere “Credetemi sulla parola”. Qualche volta rispondere in questo modo può andar bene. Mettiamo che tu mi chieda perchè sono sicura che Tizio ti restituirà la somma che tu gli hai prestato. Io forse non ho voglia di spiegarti tutto, ma conosco Tizio da un bel pò e so che è affidabile. Tu mi conosci come una persona che riesce a valutare gli amici in modo piuttosto obiettivo, per cui sei disposto a darmi fiducia. Ma adesso supponiamo che ti chiedano perchè Dio esiste. Tu non vorresti più rispondere: lo so e basta. Sai che quella persona vorrebbe di più.

Tuttavia come io posso avere un’esperienza diretta di Tizio che incontro regolarmente da qualche parte, posso avere un’esperienza diretta di Dio. Potrei vedere molto chiaramente che Dio esiste davvero. Ma tu, che sei una persona logica, vorresti trovare delle obiezioni più valide per poterlo apertamente negare. Tuttavia non c’è niente di sbagliato o irresponsabile nel fatto che io prenda per buona la mia esperienza.

A volte i filosofi hanno sostenuto che alcune persone possono sapere che Dio esiste come una convinzione di fondo che non richiede argomentazione. Il senso della divinità, detto anche sensus divinitatis, è un’espressione di Calvino per descrivere uno specifico umano. Una specie di sesto senso in grado di permettere la percezione di Dio: “Che esista nella mente umana e proprio per istinto naturale, un certo senso della divinità riteniamo che sia fuori discussione, dal momento che Dio stesso, per impedire a qualsiasi uomo di fingerne l’ignoranza, ha supportato tutti gli uomini con una qualche idea della sua divinità…e questa non è una dottrina che viene appresa per la prima volta a scuola, ma una di quelle che sono insite in ognuno fin dal grembo, una sensazione che la natura stessa non concede all’individuo di dimenticare.”

Per me questo è istintivamente vero. Tuttavia la percezione del divino non funziona in tutti gli esseri umani nella medesima misura, a causa dell’imperfezione implicita nel peccato originale. Il senso del divino per funzionare deve venire costantemente allenato. Ebrei 5:14  allude a quelli che hanno le facoltà di percezione esercitate. Viceversa, se non costantemente esercitate, queste facoltà perdono la loro funzione. Come tutti i meccanismi di conoscenza, il sensus divinitatis può guastarsi. E come conseguenza del peccato è stato danneggiato.

    Per esempio, prendiamo il senso dell’olfatto. Non tutti percepiamo gli odori allo stesso modo… Ma il naso di un maestro profumiere addestrato a testare le fragranze riuscirà a percepire note di profumo e di odore che io non sono in grado di annusare. Alcuni di loro riescono a distinguerne e memorizzarne circa 3000 .

    Così è per la percezione di Dio. Se io non ho quella precisa sensazione  è perchè il mio “sensus divinitatis” è stato danneggiato. Ovviamente se io non ho questo senso granchè sviluppato non vuol dire che non possano esserci altri che ce l’hanno, o che anche io  possa a un certo punto decidere di coltivarlo.

Un certo tipo di esperienza religiosa è comune ai mistici di tutti i tempi. Ma queste esperienze di trascendenza non succedono così semplicemente per caso. Di solito emergono dopo che gli individui si sono concentrati per un lungo periodo in un certo stile di vita. La religione non è semplicemente un corpo dottrinale ma un’attività: il genere di attività che produce esperienze di un certo tipo. E’ l’influenza dello spirito che diventa più intensa.

La pratica religiosa include varie forme di attività, il modellamento della persona a una certa disciplina mentale e spirituale, il che avviene per gradi. Dopo di che si possono raggiungere condizioni psicologiche interessanti.

E’ probabile che chi non ha vissuto questo tipo di esperienze non si renda conto di cosa significa vivere questo “dal di dentro”. E’ come parlare della guerra a chi non l’ha vissuta. La guerra spinge gli uomini contro un limite estremo che li schiaccia, li costringe a estrarre la verità dalla loro vita. Però, se non l’hai vissuta fatichi a capire.

Naturalmente se scrivo un libro su un argomento devo portare le prove. Non basta chiedere di venir creduti sulla parola. Il nostro libro, (The real measures of the (flat) Earth – Michele Vassallo & Adriana Rocchia, che uscirà pubblicato presso Aracne nelle prossime settimane) porta prove e ragionamenti. Sia sperimentali che deduttivi. Però non siamo partiti di lì. Ci siamo arrivati. In mezzo c’è tanta strada.

Tutti noi di tanto in tanto abbiamo a che fare con l’intuizione. Supponi di essere in guerra e di dover decidere una serie di fatti senza avere il tempo di pensare. Devi decidere al volo. Il lavoro dei poliziotti è qualcosa di simile. Si trovano spesso in situazioni ad alto rischio, messi improvvisamente di fronte all’imprevisto o costretti a decidere da che parte prevedere l’attacco successivo. L’intuizione è dunque quel quid istintivo che permette di decidere senza procedere a lunghi ragionamenti. Non ce ne sarebbe il tempo.

Chi fa ricerca scientifica spesso segue una sensazione magari inspiegabile e a volte perfino impercettibile per decidere quale ipotesi sperimentale potrebbe dare maggiori frutti. Intuire vuol dire sapere qualcosa senza poterne dare una spiegazione del tutto razionale e completa su come si sia giunti a una certa conclusione.

La  percezione di Dio può essere qualcosa di questo genere. Questa intuizione  ha avuto un’enorme importanza in tutto il nostro lavoro di ricerca. Cercherò in un prossimo articolo di sviluppare questo argomento non facile, anche attraverso la comprensione di particolari categorie di pensiero.

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