Definizione di ciò che è scientifico: il problema della demarcazione

Articolo N.172

In filosofia della scienza, il problema del riconoscimento di ciò che è scienza è detto “problema della demarcazione“. Perché una teoria si qualifichi come scientifica, essa deve essere:

  1. Coerente, internamente ed esternamente
  2. parsimoniosa, cioè non abbondare nel proporre entità o spiegazioni, secondo il principio del rasoio di Occam
  3. utile, in quanto descrive e spiega i fenomeni osservati
  4. provabile e falsificabile empiricamente (si veda falsificabilità)
  5. basata su esperimenti ripetibili e controllabili
  6. correggibile e dinamica, in quanto deve essere possibile applicarvi dei cambiamenti con la scoperta di nuovi dati
  7. progressiva, ottenendo tutto ciò che ottenevano le teorie precedenti
  8. provvisoria, ammettendo che potrebbe non essere corretta, invece che affermare certezze

Il problema della demarcazione nasce nel 1874 quando John William Draper descrisse la storia della scienza come perenne conflitto nei confronti della religione in Storia del conflitto tra religione e scienza. Anche grazie a personaggi come Andrew Dickson White che pubblicò un volume dal titolo Storia della lotta della scienza con la teologia nella cristianità. Vi furono evidenziati numerosi conflitti tra la conoscenza scientifica in continua evoluzione e il dogmatismo religioso, succube del principio di autorità.

«Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.» ( Einstein, lettera a Max Born, dicembre 1926)

L’espressione principio di falsificabilità (dal tedesco Fälschungsmöglichkeit, traducibile più correttamente come “possibilità di confutazione“) identifica il criterio formulato dal filosofo contemporaneo Karl Popper per separare l’ambito delle teorie controllabili, che appartiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili, da Popper stesso identificato con la metafisica.

Modello interpretativo della scienza basato sull’errore: quanto più si sbaglia, quanto più si elaborano nuove teorie che si rivelano fallaci, tanto più è possibile circoscrivere l’orizzonte della verità. Il progresso, secondo Popper, non consiste nell’accumulo di certezze, bensì nella progressiva eliminazione degli errori.

La scienza in tre passaggi

I tre passaggi attraverso cui procede la conoscenza umana secondo Popper: Problema-Congettura-Contraddizione. Non sono le verifiche a spronare la scienza, bensì il sorgere di problemi e il tentativo costante di eliminare gli errori.

“Non arriviamo a conclusioni sul tempo infinito o sull’esattezza infinita. Arriviamo a conclusioni che sono quasi veritiere, come l’esperimento può mostrare, e che talvolta sono molto più corrette di quelle dell’esperimento diretto, quindi siamo in grado di correggere l’esperimento con deduzioni da un altro, ma non arriviamo mai a conclusioni che abbiamo il diritto di dire che siano assolutamente esatte.” William Kingdon Clifford (1845-1879

Il metodo scientifico è deduttivo, non  semplicemente sperimentale

“Non arriviamo a conclusioni sul tempo infinito o sull’esattezza infinita. Arriviamo a conclusioni che sono quasi veritiere, come l’esperimento può mostrare, e che talvolta sono molto più corrette di quelle dell’esperimento diretto, quindi siamo in grado di correggere l’esperimento con deduzioni da un altro, ma non arriviamo mai a conclusioni che abbiamo il diritto di dire che siano assolutamente esatte.” William Kingdon Clifford (1845-1879)

Anche il concetto di terra globulare deve poter essere confutatabile

«L’inconfutabilità di una teoria non è (come spesso si crede) un pregio, bensì un difetto. Ogni controllo genuino di una teoria è un tentativo di falsificarla, o di confutarla. La controllabilità coincide con la falsificabilità; alcune teorie sono controllabili, o esposte alla confutazione, più di altre; esse per così dire, corrono rischi maggiori.»  (K. Popper, in AA.VV., Filosofia e pedagogia dalle origini a oggi)

Karl Popper

Sir Karl Raimund Popper (1902 – 1994) è stato un filosofo e epistemologo  austriaco  naturalizzato  britannico. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza e la difesa della “società aperta”.

«Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere.»

(Karl Popper, Conoscenza oggettiva: un punto di vista evoluzionistico.)

Il metodo ipotetico deduttivo

  • L’assunzione del criterio di falsificabilità determina un mutamento di indirizzo nella concezione del metodo scientifico. In primo luogo, il falsificazionismo implica il deduttivismo. La scienza procede per congetture, da cui si deducono conseguenze, che le possono confutare. Una volta che l’induzione per enumerazione si è rivelata fallace a seguito dell’esperimento mentale del «tacchino induttivista»; e che l’induzione per esclusioneè stata destituita di fondamento dall’osservazione che le teorie formulabili sono per principio infinite; l’unica cosa che resta è infatti il metodo deduttivo dei controlli (o metodo ipotetico-deduttivo).

Il tacchino induttivista

  • Un tacchino, in un allevamento statunitense, decise di formarsi una visione del mondo fondata sulla scienza (una wissenschaftliche Weltauffassung, secondo i neopositivisti del Wiener Kreis):
  • «Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento in cui era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato. » Bertrand Russell, 1912
  • Duns Scoto (1265-1308) Non considerare la pluralità se non è necessario.
  • Rasoio di Occam è il nome di un principio metodologico che, nella sua forma più immediata, suggerisce di scegliere ,ai fini della risoluzione di un problema, quella più semplice tra più ipotesi possibili.
  • Il principio, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno, fu espresso nel XIV secolo dal filosofo e frate francescano inglese Guglielmo di Ockham(1288-1347) Il rasoio logico evita la postulazione di entità inutili, implicitamente favorisce la partenza da principi dimostrati e quindi semplici, e con solide e semplici deduzioni fa in modo che si arrivi alla conclusione.
  • La metafora del rasoio concretizza l’idea che sia opportuno, dal punto di vista metodologico, eliminare con tagli di lama e mediante approssimazioni successive le ipotesi più complicate.
  • In questo senso il principio può essere formulato come segue:
  • «A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire»  
  • La matematica frattale ci aiuta in questa direzione.

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