Un arcobaleno chiede il duomo

Articolo N. 168

Una prova che voglio aggiungere a quelle che abbiamo analizzato fino ad ora in relazione alla necessità di un duomo solido sopra la Terra piatta è la forma dell’arcobaleno. L’arcobaleno non potrebbe formarsi se non ci fosse una sorta di specchio semisferico che riflette i raggi del sole. Ora spiegheremo il fenomeno con alcune semplici considerazioni di ottica geometrica.

L’arcobaleno è dovuto a fenomeni di rifrazione, dispersione e riflessione della luce del sole nelle goccioline di acqua disperse nell’aria. La rifrazione è la deviazione della luce quando questa cambia mezzo e passa, in questo caso, dall’aria all’acqua in quanto è entrata nella gocciolina. La dispersione successiva è strettamente legata alla rifrazione. Il fenomeno è dovuto al fatto che le varie lunghezze d’onda componenti la luce vengono rifratte diversamente. Il rosso piegherà di meno e il blu di più, generando l’apertura del raggio luminoso in un ventaglio di colori. I vari colori quindi andranno a collidere con il fondo della goccia venendo riflessi. Non c’è rifrazione ma riflessione in quanto la luce va verso il fondo della goccia con un angolo di incidenza superiore all’angolo limite che consente di avere rifrazione. La luce quindi torna indietro e esce dalla goccia subendo nuovamente rifrazione prima di arrivare all’osservatore. L’angolo tra il raggio di luce incidente e quello che esce è di 42° circa. Questo richiederebbe dunque che, se la terra è un globo, ci sia un angolo di 42° tra raggi che arrivano dal sole e lo sguardo dell’osservatore. Ho voluto verificare con una costruzione grafica.

Rifrazione, dispersione e riflessione

Ho voluto provare a disegnare un arco, l’ho diviso in settori e ho fatto partire dei raggi dall’osservatore posto ad una certa distanza. Sull’arco ho fatto riflettere i raggi con un angolo di 42°. Il risultato è quello che si vede in figura.

i raggi divergono dall’arcobaleno

I raggi in uscita risultano essere divergenti. La cosa non coincide con una terra globulare e un sole a 150 milioni di km. I raggi dovrebbero infatti, in questo caso, essere paralleli. Non coincide però neanche con un sole vicino come sulla Terra piatta, in quanto in questo caso i raggi dovrebbero essere convergenti. Ho provato allora a costruire un duomo attorno all’osservatore. Il disegno non è in scala ma ci dà un’idea della geometria ottica. Ho prolungato i raggi divergenti fino alla superficie interna del duomo.

Serve il duomo per avere la convergenza dei raggi

Si deve poi considerare che il duomo costituisce una superficie fredda. Non è tuttavia esageratamente fredda grazie alle correnti di Foucault che nascono nel duomo esterno a causa del campo magnetico terrestre. Si verificano quindi importanti fenomeni di condensazione che producono goccioline di acqua sulla superficie del duomo.

Ho provato quindi a disegnare un raggio riflesso nuovamente con angolo di 42° e potete facilmente verificare anche voi che i raggi finalmente convergono in un punto: il sole.

Ecco dimostrato, in una prima approssimazione, che si ottiene la convergenza dei raggi che arrivano dal sole sull’osservatore solo se esiste una superficie sferica di riflessione.

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