Perché dico che il Sinaitico è un falso

Articolo N.143

Il Codice Sinaitico risultò essere strumentale nella produzione  di molte moderne traduzioni delle Scritture nel mondo a partire dall’edizione pubblicata da Westcott & Hort nel 1881. Tuttavia si può dichiarare, e per  fondate ragioni, che questo manoscritto è totalmente inaffidabile. Poniamoci dei perchè.

1) Perchè le pagine conservate alla Biblioteca dell’Università di Lipsia sono bianche come la neve mentre le rimanenti conservate prima a San Pietroburgo e poi trasferite al British Museum sono sbiadite e gialle? E’ come se fossero state ritoccate con una mano di té o di caffé per farle sembrare più antiche.

2) Perchè non sono state fatte analisi chimiche e paleografiche per individuare l’età delle pergamene e la composizione dell’inchiostro?

3) Perchè il manoscritto è così ben conservato nonostante i 1500/1600 anni trascorsi?

Un esperto, Nikolaj Alexandrovich Morozov, nel 1914 dichiarava: “Le pagine di pergamena del Sinaitico sono molto flessibili, come già avevo notato. Con questo semplice esame del materiale il codice non può essere fatto risalire ad un periodo precedente agli scorsi 600 anni.” Morozov credeva che Tischendorf avesse deliberatamente trasferito il manoscritto alla Biblioteca della Russia, perchè lontana da tutti i centri culturali e quasi irraggiungibile dagli studiosi europei del suo tempo. Così, per un bel po’, nessuno avrebbe  potuto ficcarci dentro gli occhi e svelare le sue trame. Morozov fu in seguito nominato membro onorario dell’Accademia Sovietica delle Scienze nell’anno 1932. Tecnicamente era un esperto e assai competente. Si era a lungo consacrato a studi di fisica, chimica, astronomia e storia. Si era pure erudito in ricerche di cronologia biblica.

Egli scrisse: “Gli angoli inferiori delle pagine di pergamena di questo documento non sono per niente sfilacciati, non mostrano tracce di untuosità nè impronte digitali, come dovrebbe invece essere se il manoscritto fosse stato usato per secoli durante il servizio liturgico dai monaci del Sinai, che non si erano mai distinti per un grande amore della pulizia, come del resto tutti i monaci orientali…”

” Quando abbiamo a che fare con antichi documenti preservati per millenni, sia pure nelle migliori condizioni climatiche, notiamo che perfino il minimo tocco li può ridurre in polvere…Il perfetto stato delle pagine interne del Sinaitico, mentre le sue copertine sono strappate, mostrano che i monaci trattavano il manoscritto con negligenza e suggerisce che il codice sia stato portato nel convento da un qualche devoto nostalgico di vecchi schemi religiosi ormai superati, quando già si dava la preferenza ai modelli più universalmente accettati, cioè dopo il X secolo.” Morozov N. A. Proroki. Istoria vozniknoveniya bibleyskih prorocheststv, ih literaturnoe izlozhenie i characteristiki. Moskow, 1914

Diversi studiosi dunque sostengono che il codice del Sinaitico stava perlomeno in disuso, non veniva utilizzato per la liturgia e che quindi non divenne matrice per la copiatura di successivi manoscritti. Questo ne inficerebbe la validità. Perchè possiamo sostenere questo punto di vista? Tanto per cominciare facciamo degli esempi a sostegno di quanto affermiamo. Prendiamo in considerazione Luca 1:26 dove si legge: “Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret.” Lo scriba del Sinaitico, viceversa, parla di Nazaret come di una città della Giudea, il che comporta un errore di circa 110 chilometri. Nessun manoscritto eccetto il Sinaitico contiene una simile svista. Di più. Un pò dopo, nello stesso capitolo di Luca, lo stesso scriba scrive che “appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le saltò nel seno per la gioia; ed Elisabetta fu piena di spirito santo.”(Luca 1:41) L’inserimento di queste parole in greco, per la gioia, è un’aggiunta che nessun altro manoscritto al mondo ripete. Questi sono indizi importanti che mostrano come il testo del Sinaitico non fu mai considerato una base attendibile su cui fondare un serio lavoro di trascrizione di successivi codici.

Dunque se il Sinaitico fu, col suo gemello Vaticano, il misterioso codice B, una delle antichissime copie della Bibbia commissionate da Costantino il Grande al tempo di Nicea, verso il 325, come si spiega che un tale importante manoscritto restasse completamente ignorato per tutto quel tempo? Il danaro va fatto fruttare. Qui invece c’era un immenso capitale del tutto inutilizzato, trattato con negligenza e perfino dimenticato, al punto da non essere mai incluso in nessuno dei cataloghi del monastero. Addirittura, secondo il pittoresco racconto di Tischendorf, le pagine di pergamena stavano per finire nella stufa al primo momento di freddo, quando i monaci avrebbero avuto bisogno di un po’ di tepore. Che i monaci fossero davvero tanto ingenui o ignoranti? Difficilissimo da credere perché invece erano consapevoli del valore di un vecchio codice. Di manoscritti ne possedevano almeno 3000, ma non possedettero mai un codice della Bibbia così antico. Avevano solo tre Bibbie in tutto e non di quelle antiche. Questo risulta da più di un resoconto scritto.

Il monastero di santa Caterina sul Sinai  fu costruito tra il 530 e il 545 d.C. in un luogo sacro al giudaismo, alla cristianità e all’islam. Il luogo è geograficamente remoto, assolutamente isolato e protetto. Tuttavia,  nel corso del tempo, fu costante meta di pellegrinaggio. Ma nessuno dei viaggiatori passati di lì diede mai indicazione di avervi trovato qualcosa di simile al prezioso reperto. Tra il 1336 e la metà del 1800 decine e decine di studiosi lo hanno visitato. Tra di loro c’erano studiosi della Bibbia, storici, archeologi, geografi, geologi e naturalisti. Il monastero fu commissariato  da vari consigli di amministrazione costituiti su ordine  dei vari sultani e perfino della repubblica di Francia nella persona di Napoleone nel 1799. Questi commissari avevano il compito di vigilare sull’amministrazione dei beni del convento. Alcuni dei pellegrini in visita sul posto misero per iscritto le loro impressioni, lasciando traccia di  ciò che avevano potuto vedere in quel luogo. Nessuno mai al mondo spiccicò parola su un antichissimo codice della Bibbia conservato lì dentro.

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