Il Sinaitico e la Torre di Guardia

Articolo N. 141

Bisogna riconoscere il fatto che, nella celebrità relativa al rinvenimento del Sinaitico, una bella parte l’abbia svolta la magistrale regia dei vari, illustrissimi personaggi. Tra di essi figura quella del suo preteso scopritore, Constantin von Tischendorf, quella del suo millantato avversario, Konstantin Simonides più quella dell’Archimandrita, Konstantin Alexandrovich Uspensky. Questi tre incredibili personaggi, tutti chiamati Costantino, messi assieme al Vaticano, nella persona di Papa Gregorio XVI, e allo Zar di Russia, Nicola I, riuscirono a imbastire una storia che ha dell’inaudito. Accostando il Sinaitico appena ricomparso al Codice B (identificato dal numero d’archivio 1209) che il Vaticano assai misteriosamente diceva di possedere da tempo, sostennero di avere in mano due delle preziosissime 50 copie della Bibbia commissionate a suo tempo dallo stesso Costantino il Grande nel IV secolo.

La Torre di Guardia del primo ottobre 2009 ( anno della digitalizzazione del Sinaitico) alle pagine 18-20, in un articolo dal titolo Il codice Vaticano, osserva che ” Per molto tempo le autorità vaticane furono riluttanti a rendere il codice accessibile ai biblisti. L’illustre studioso sir Frederic Kenyon afferma: “Nel 1843 [il biblista Constantin von] Tischendorf, dopo avere aspettato diversi mesi, ebbe il permesso di vederlo per sei ore. . . . Nel 1845 fu permesso al grande studioso inglese Tregelles di vederlo ma non di copiarne una parola”. Tischendorf chiese di rivedere il codice, ma poiché ne aveva copiato 20 pagine gli fu detto di no. Tuttavia, come fa notare Kenyon, “in seguito a ripetute richieste poté studiarlo per altri sei giorni, per un totale di quattordici giorni di tre ore ciascuno; e sfruttando al massimo il suo tempo Tischendorf poté pubblicare nel 1867 l’edizione del manoscritto più perfetta  che fosse mai apparsa”. In seguito il Vaticano ne rese disponibile una copia migliore.”  

Inaudito.  In quarant’otto ore di concentratissimo studio, Tischendorf potè raccogliere tutti i dati necessari per poter pubblicare “l’edizione del manoscritto più perfetta  che fosse mai apparsa”. Complimenti! Voi  ci sareste riusciti? Ne dubito. Ma lui era Constantin von Tischendorf, il che fa una bella differenza.

Esaminiamo dunque il periodo storico in cui agirono questi personaggi per capire di dove uscisse tutta quella disperata voglia di rinvenire un nuovo antichissimo codice. Wikipedia spiega che Samuel Prideaux Tregelles (1813-1875) aveva “scoperto” che il textus receptus di Erasmo, cioè il testo greco alla base di tutte le traduzioni del Nuovo Testamento diffuse in quel periodo, non era basato sui manoscritti più antichi. Perciò egli, Samuel Tregelles, decise di pubblicare una nuova versione del testo greco del Nuovo Testamento basata sui manoscritti più antichi e sulle citazioni  dei primi Padri della Chiesa. A tal fine si recò a Roma per collazionare il Codex Vaticanus.  Sebbene ciò gli fosse impedito, riuscì a raccogliere diverse lezioni importanti. In seguito a Lipsia potè collaborare con  Constantin von Tischendorf nell’elaborazione del comune progetto di produrre un manoscritto che risultasse più antico di quelli collati nel textus receptus.

Qual era il problema intorno a cui verteva tutta quella indefessa attività di ricerca? Il problema stava nella definizione della vera natura del Cristo. La Torre di Guardia citata scrive “brani che avevano relazione con la persona di Cristo e con la Santissima Trinità” erano oggetto di particolari controversie fra gli studiosi. Ecco dunque che il bandolo della matassa comincia ad emergere. Qualcosa sotto c’era veramente. Si trattava di un progetto a lungo termine volto a sminuire la figura del Cristo. Bisognava privarlo della sua natura divina riducendolo semplicemente al livello dell’uomo.

Su questo punto la Torre di Guardia citata scrive “Facciamo un esempio. In Giovanni 3:13 troviamo queste parole di Gesù: “Nessun uomo è asceso al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”. In alcune traduzioni sono state aggiunte le parole “che è in cielo”. Questa aggiunta fa pensare che Gesù fosse in cielo e sulla terra contemporaneamente, concetto che sostiene l’idea della Trinità. Questa frase compare in alcuni manoscritti del V e del X secolo E.V. Tuttavia il fatto che manoscritti precedenti come il Vaticano e il Sinaitico la omettano ha indotto molti traduttori moderni a toglierla. Questo elimina la confusione sull’identità di Cristo ed è in armonia con il resto delle Scritture. Anziché essere in due posti nello stesso tempo, Gesù era venuto dal cielo e sarebbe presto tornato in cielo. Infatti  disse: “Io ascendo al Padre mio”. Giovanni 20:17

A questo punto il collegamento con la Bibbia del Nuovo Mondo edita dai Testimoni di Geova diventa palese. Questa edizione, come risaputo, si fonda  sul lavoro portato a termine da Westcott e Hort nel 1881. La Torre di Guardia citata prosegue “Due eminenti studiosi che rimasero colpiti dai pregi del codice Vaticano furono B. F. Westcott e F. J. A. Hort. La loro opera, The New Testament in the Original Greek, che si basa sul manoscritto Vaticano e su quello Sinaitico e che fu pubblicata nel 1881, è ancora il testo principale utilizzato per varie traduzioni moderne delle Scritture Greche Cristiane, tra cui la Emphasised Bible, di J. B. Rotherham, e la Traduzione del Nuovo Mondo.”

Poi la Torre di Guardia introduce un secondo argomento. “Il codice Vaticano fa luce anche su versetti che riguardano il proposito di Dio per la terra. Si noti un esempio. Secondo una versione della Bibbia, La Nuova Diodati, l’apostolo Pietro profetizzò che “la terra e le opere che sono in essa saranno arse”. (2 Pietro 3:10) Altre traduzioni dicono qualcosa di simile, basandosi sul codice Alessandrino del V secolo e su manoscritti posteriori. Molti lettori sinceri della Bibbia sono quindi giunti alla conclusione che Dio distruggerà la terra. Mi permetto di includere insieme a tali lettori le persone che scrivono su questo blog, dato che 2Pietro 3:7 ribadisce lo stesso concetto e scrive: “I cieli e la terra che sono ora sono custoditi per il fuoco e sono riservati al giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.”

Comunque, circa un secolo prima della stesura del codice Alessandrino, il codice Vaticano (e il manoscritto Sinaitico che è dello stesso periodo) rendeva la profezia di Pietro come segue: “La terra e le opere che sono in essa saranno scoperte”. Questo è in armonia con il resto della Bibbia? Certo! La terra letterale “non sarà fatta vacillare a tempo indefinito, o per sempre”(Salmo 104:5). In che senso, dunque, la terra sarà ‘scoperta’? Altri versetti indicano che il termine “terra” si può usare in senso simbolico. Perciò il termine “terra” può riferirsi all’umanità, o società umana. Non conforta sapere che Dio non distruggerà il pianeta ma smaschererà la malvagità e porrà fine sia ad essa che a coloro che la promuovono?”

Queste citazioni dalla Torre di Guardia la dicono lunga sui motivi per cui si sentisse così forte la necessità di scoprire nuovi manoscritti che non fossero quelli collati nel textus receptus di Erasmo. Ecco perché, non appena si misero alla ricerca, andarono a colpo sicuro, e trovarono l’oggetto dei loro desideri nel primo monastero ispezionato.

Le moderne tecniche digitali applicate alla pubblicazione degli antichi codici delle Scritture, il Sinaitico e il Vaticano, rivelano dunque un  vecchio, segreto schema che punta a minare non solo la credibilità della Bibbia ma a ridimensionare la figura del Cristo. I grandi progetti, si sa, si sviluppano lentamente, nell’arco di generazioni, chiedono pazienza, e quando si realizzano le persone che li avevano concepiti sono magari ormai morte. Così nuove generazioni finiscono per accettare idee che in principio erano state a bella posta ignorate, poi ridicolizzate, in seguito combattute e infine accettate da tutti e ufficialmente propagandate.

Le moderne Bibbie hanno cambiato diversi versetti in seguito alla scoperta del Codice Sinaitico al Monastero di Santa Caterina. Che ne pensate?

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