Il Sinaitico: un codice falso

Articolo N. 132

Un codice è un libro, non un rotolo. Perciò non bisogna credere che si tratti di pagine di papiro lasciate alla rinfusa. Questo codice si chiama sinaitico perchè Tischendorf lo rinvenne sul Sinai presso il monastero di Santa Caterina. E’ un testo scritto non su papiro ma su pergamena, disposto su quattro colonne per ciascuna pagina. Si tratta di un insieme di fascicoli cuciti e tenuti raccolti all’interno di una copertina, formato libro. Questo codice è detto onciale, cioè completamente scritto in lettere maiuscole. Contiene parte del Vecchio Testamento nella versione greca dei Settanta e tutto il Nuovo Testamento oltre all’Epistola di Barnaba e il Pastore di Erma, anch’essi scritti in greco.  Fu per la prima volta portato in Germania da Tischendorf nel 1844.

Questo codice non è mai stato testato seriamente. A suo tempo era stato preventivato un esame formale, cioè un test forense per determinare l’età della pergamena e dell’inchiostro utilizzati ma fu disdetto e perciò non fu mai analizzato sulla base di precisi parametri scientifici. Ne consegue che l’antichità che gli venne attribuita rimase quella definita da Tischendorf che dichiarava, sulla base della scrittura in onciale e di altre sue caratteristiche, che il reperto  da lui rinvenuto doveva risalire al quarto secolo.

L’onciale è un’antica scrittura maiuscola usata tra il III e l’VIII secolo nei manoscritti latini e bizantini. In onciale si presentano scritti pure il Codex Vaticanus del IV secolo e il Codex Alexandrinus del V secolo. Il Testo del Codice Sinaitico in generale assomiglia molto a quello del Codex Vaticanus, ma non sono identici.

Prima del 1844 nessuno dei vari visitatori del Monastero di Santa Caterina sul Sinai riferì mai di aver visto qualcosa di simile al codice trovato da Tischendorf. E’ stato fino ad ora ritenuto essere il più antico manoscritto della Bibbia esistente. Alcuni lo daterebbero al 325 d.C. facendo di esso un manoscritto del IV secolo.

Il 13 Settembre 1862, in un articolo apparso su The Guardian, Konstantin Simonidis, celebre scopritore di antichi testi, affermò di essere lui il vero autore del Sinaiticus, di averlo scritto su monte Athos nel 1839. Dichiarò di avere realizzato il codice su incarico dello Zar di Russia, Nicola I, che morì successivamente nel 1855. Simonidis fu incarcerato per queste sue dichiarazioni e per lo più non venne creduto.

Nel 2009 la collaborazione tra le varie biblioteche che dispongono di parte degli originali (il British Museum insieme alla  Biblioteca Nazionale di Russia, il Monastero di Santa Caterina e l’Università di Lipsia)  ha consentito di digitalizzare tutto il materiale pergamenaceo disponibile rendendolo visualizzabile da tutti sul sito ‘codexsinaiticus.org’ gestito dalla British Library. Fu solo a quel punto che una vera e propria discussione sull’autenticità del reperto potè essere avviata. Prima del 2009 nessuno aveva mai visto il codice completo, dato che le sue varie parti si trovavano in luoghi molto lontani tra di loro e non erano liberamente accessibili.

Comunque, il lavoro di digitalizzazione ha permesso di dimostrare che il Codice Sinaitico è semplicemente un falso. Si tratta di un libro contraffatto del diciannovesimo secolo  sul cui testo tuttavia si basano moltissime  delle traduzioni moderne della Bibbia.

Tanto per cominciare fissiamo alcune date.

Il 1844 è l’anno del primo tour di Tischendorf al Monastero di Santa Caterina.  Alla fine del suo soggiorno, egli porta via di lì 43 folia (86 pagine) dal vecchio testamento, torna a Lipsia e dona il tutto al principe tedesco di Sassonia Federico Augusto. Infatti questo personaggio, leader politico sulla Germania di quel momento, gli aveva finanziato il viaggio. Di lì il nome che venne dato a questo libro, CFA, cioè Codex Frederico Augustanus.

Nel 1853 Tischendorf si reca al Monastero di Santa Caterina una seconda volta ma non riesce a portare via niente.

Nel 1859 egli vi torna e con una certa disinvoltura porta fuori le rimanenti 315 folia (630 pagine). A questo punto va a San Pietroburgo e dona tutto il malloppo allo Zar di Russia, che evidentemente lo aveva commissionato.

Prima di chiudere l’argomento, almeno per oggi, trascrivo un minimo di bibliografia.

  Neither Oldest nor Best del Dottor David Sorenson

The Forging of Codex Sinaiticus di William Cooper 

Codex Sinaiticus and the Constantine Simonides Affair di J.K. Elliott 1983

David W. Daniels ha postato una serie di 36 video su Youtube mettendo in rilievo le varie incongruenze del Sinaitico.

Steven Avery ha postato un gruppo di pagine su Facebook in cui discute su questi argomenti.                                

Literary forgeries di James A. Farrer (1907)

Chris Pinto ha prodotto un video Tares among the Wheat (Zizzanie in mezzo al grano)

La prossima volta esaminerò con voi i precisi motivi che ci permettono di dire che questo super declamato codice non è autentico, che non risale al IV secolo ma che fu creato ex novo da falsari del XIX secolo, tra il 1844 e il 1859.

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