Pilato scrive a Tiberio Cesare: un falso

Articolo N. 129

Ponzio Pilato era un funzionario governativo, procuratore in carica su Giudea e Palestina. In quanto tale era tenuto a informare regolarmente l’imperatore delle sue attività pubbliche. Tiberio, dal canto suo, era molto accurato nella conservazione dei rapporti  che i suoi collaboratori inviavano dalle province. Faceva depositare questi documenti negli archivi della biblioteca imperiale. Con il tempo la Chiesa ereditò il potere temporale dei Cesari su Roma e sugli Stati Vaticani. A quel punto molti documenti imperiali furono archiviati nelle Biblioteche Vaticane o furono preservati a Costantinopoli.

Gli Acta Pilati furono ritrovati a Roma nel 1844 da Constantine Tischendorf (1815-1874) che subito credette nella loro autenticità. Il 1844 è pure l’anno di rinvenimento del Codex Sinaiticus. Ricordiamo che nel 1843 Tischendorf fu ammesso in Vaticano per studiare il celebre Codex Vaticanus. Gli Atti però vennero pubblicati solo nel 1879 dal Rev. George Sluter, che era stato Segretario delle Missioni per il Sinodo Presbiteriano del Missouri. Questo documento si può leggere in Inglese.   

Full Text of the Acta Pilati: important testimony of Pontius Pilatus recently discovered. By George Sluter 1879   

Si tratterebbe del rapporto ufficiale relativo al processo e all’esecuzione del Cristo. I Padri della Chiesa ritennero questo documento del più alto valore e di grande autorità. Giustino Martire nella sua Prima Apologia del Cristianesimo presentata all’imperatore Antonino Pio nell’ anno 138,  davanti al Senato del Popolo Romano riunito, dopo aver parlato della morte di Gesù e delle circostanze annesse dice: “E che queste cose accaddero così lo potete trovare negli atti fatti a suo tempo da Ponzio Pilato.” Continuò poi ripetendo le stesse cose a proposito delle guarigioni e dei miracoli operati da Gesù. (Apologia Prima,  65, 72)

 Giustino era nato nell’anno 89 d.C. , meno di 60 anni dalla morte di Gesù e presentò la sua Apologia a Roma di fronte al dotto imperatore Antonio Pio, a suo figlio futuro imperatore e filosofo Marco Aurelio e a tutto il senato. Egli fa dunque riferimento ai documenti ufficiali inviati da Pilato dicendo: puoi verificare quello che ho detto da quei documenti. Sarebbe un’importante testimonianza da tenere in considerazione.

Come conseguenza del rapporto ricevuto da Pilato, Tiberio riunì appositamente il Senato per proporre l’inserimento della figura del Cristo tra le divinità romane. Il senato bocciò la proposta. Di questa questione potrete leggere nell’articolo postato su questo Blog Persecuzione dei Cristiani a Roma.

Anche Tertulliano fece riferimento al resoconto steso da Pilato nella sua Apologia del Cristianesimo scritta intorno all’anno 200. Il valore di queste citazioni di Giustino e Tertulliano sono tratte da pubbliche apologie che venivano presentate all’imperatore  e al senato o a magistrati autorevoli. Queste citazioni da un documento ufficiale venivano indirizzate proprio alle persone  che detenevano il documento. Immaginate di scrivere una lettera al presidente degli Stati Uniti, ai suoi collaboratori, a tutto il Congresso facendo riferimento a documenti che non sono mai esistiti. Provo a immedesimarmi. Perchè dovrei mettermi in una tale situazione?

E’ interessante notare la dichiarazione di Pilato, che lui tremava quando Gesù entrò per la prima volta alla sua presenza. Tra le prove della genuinità del documento sarebbe di particolare rilievo ciò che Pilato dichiarava della risurrezione. Egli non dice che Gesù fu destato dai morti, ma che la tomba fu trovata vuota. Lo stile non è il latino corrotto degli apocrifi ma la semplice lineare scrittura del periodo classico della letteratura romana.

Il documento potrebbe essere di grande interesse perché scritto non da un cristiano ma da un funzionario pagano allo scopo di giustificare il proprio operato durante l’amministrazione della giustizia in un caso che divenne subito di dominio pubblico, anche per via di quegli strani fenomeni cosmici e delle tre ore di tenebra notturna in pieno giorno che accompagnarono la morte del Maestro.

Falsificazioni del testo originale da parte degli oppositori del Cristianesimo vennero fuori a partire dall’anno 311 durante il regno dell’imperatore Massimino con lo scopo di creare confusione e gettare discredito. Se dunque gli acta Pilati  sono falsi e furono redatti soltanto nel IV secolo, come poteva Giustino farvi riferimento  nel 138 d.C.? A meno di pensare che anche Giustino, Tertulliano ed Eusebio siano stati falsificati… oppure… Resterebbe però da spiegare come mai in seguito alla ricezione del rapporto di Ponzio Pilato, Tiberio avrebbe convocato il senato in speciale sessione per dibattere sul caso del Cristo. Anche questo un falso? Tutto è possibile, anzi tutto diventa assolutamente intrigante. Probabilmente ne riparleremo presto. Sui reperti manoscritti ritrovati da Tischendorf c’è dietro una lunga storia.

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