E la Parola si fece carne

Articolo N.119

Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο… Giovanni 1:14

Sulla nascita del Cristo a conclusione di una normale gravidanza scrive Nestorio, uno studioso siro del IV secolo:

«Questa è l’esatta definizione del dogma: Colui che è nato ed ebbe bisogno di tempo per la crescita e fu portato nell’utero per i mesi necessari, ha natura umana, congiunta a Dio. Una cosa è dire che Colui che nacque da Maria era congiunto al Verbo, altra cosa è dire che la divinità ebbe bisogno di una nascita decorrente secondo un numero di mesi. Voglio che (…) non confondiate con Dio l’umanità assunta né che definiate puro uomo Colui che è nato né che Dio Verbo abbia perduto la propria sostanza per commistione o mescolanza (…) Colui che è nato da Maria era consustanziale a noi per l’umanità ma, congiunto a Dio, era ben lontano dalla nostra sostanza (…) Diciamo dunque nostro Signore Gesù Cristo duplice per la natura e una sola persona in quanto Figlio di Dio.» Ho voluto sottolineare il pensiero espresso da Nestorio quando dice che sostanzialmente la divinità, di per sé, non avrebbe avuto bisogno di una nascita dopo un’attesa dei canonici nove mesi. Perciò Gesù alla nascita, pur essendo figlio dell’Altissimo, era in quel momento un normale neonato come tutti gli umani. Era però geneticamente perfetto, non risultando contaminato dalle conseguenze del peccato di Adamo. Sarà solo al momento del battesimo che egli prenderà piena, vera, completa coscienza della sua natura divina. A quel punto i cieli si aprirono ed egli poté ricordare la sua esistenza divina al fianco del Padre. (Matteo 3:16-17)

Il dibattito sulla natura del Cristo, fin dall’inizio del cristianesimo, cioè subito dopo la morte degli apostoli, prese a travisare in senso trinitario. Perciò gli avversari di Nestorio scrivono: «Il Verbo di Dio Padre è unito alla carne secondo sussistenza (hypostasin), Cristo è uno con la sua carne e lo stesso è insieme Dio e uomo; in Cristo non si devono dividere le sostanze dopo l’unione, congiungendole soltanto con la connessione che si richiama alla dignità o anche all’autorità e alla potenza, escludendo l’incontro realizzato mediante l’unità naturale (enosin physiké); né si deve dire che Cristo è un uomo che porta Dio (theophoron anthropon), ma che è veramente Dio.»

Il discorso si fa complesso, intricatissimo, ma ciò che qui voglio sottolineare è il fatto che vi incontriamo la parola greca υποστάσις ( hypostasis) che, in questa precisa accezione del termine, ricorre una sola volta nelle Scritture. Nella lettera agli Ebrei 1:1-3 si legge: “Dio…ha parlato a noi per mezzo di un Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e mediante il quale fece i sistemi di cose. Egli è il riflesso della [sua] gloria e l’esatta immagine del suo stesso essere,( χαρακτὴρ τῆς ὑποστάσεως αὐτοῦ φέρων=che porta l’immagine del suo essere/della sua natura/ sostanza) e sostiene ogni cosa mediante la parola della sua potenza; e dopo aver fatto la purificazione dei nostri peccati si mise a sedere alla destra della Maestà nei luoghi eccelsi. Quindi è divenuto migliore degli angeli, in quanto ha ereditato un nome più eccellente del loro.”

Relativamente al Padre, il Cristo si pone come una esistenza altra, una immagine del Padre, del suo essere. La parola greca χαρακτὴρ (caractèr) usata da Paolo in Ebrei va considerata con grande attenzione perché potrebbe indurre a confusione. In greco essa non significa semplicemente carattere ma anche immagine. Dunque il Cristo è fatto a immagine di Dio, come lo fu Adamo secondo la Genesi. Ovviamente questi due mondi, quello umano e quello celeste, sono abbastanza compenetrati e compenetrabili,  in grado, all’occasione, di fondersi l’un l’altro. Infatti in  un altro passo di Ebrei si legge che egli, il Cristo, rivestendo la natura umana, divenne un poco inferiore agli angeli. (Eb 2:7)

Ma torniamo al senso della parola ipostasi che in greco significa sostanza, natura, materia e viene spesso utilizzato in ambito trinitario. Il dogma trinitario formulato nel credo di Nicea del 381 come reazione alla controversia ariana segnò la vita della Chiesa d’Oriente nel IV secolo. La dottrina ariana ebbe dunque un ruolo fondamentale nel determinare l’elaborazione del credo di Nicea. Lo studio di quella controversia permette di immaginare perchè venne fuori la dottrina trinitaria, cioè il concetto di un Dio che esisterebbe in un’unica sostanza distinta in tre ipostasi. Il Figlio sarebbe coeterno col Padre e lo Spirito. Ario però sostenne qualcosa di profondamente diverso. In profonda antitesi con le altre correnti interne al cristianesimo dei suoi giorni, egli considerava il Cristo come il primo essere creato e come semplicemente uomo. (Cfr Colossesi 1:15-20)

Il Concilio di Calcedonia fu convocato nel 451 per dirimere la questione monofisita secondo cui la natura umana di Gesù era assorbita  da quella divina e dunque in lui era presente solo la natura divina.  Era una dottrina opposta a quella nestoriana delle due nature. Secondo Nestorio le due nature umana e divina del Cristo sono totalmente distinte, del tutto separate, e non possono coesistere contemporaneamente. Il concilio di Calcedonia si concluse con la condanna del monofisismo e  dichiarò che Cristo “é in due nature che esistono senza confusione, senza mutamenti, senza divisione nè separazione.”

A Calcedonia si utilizza questa terminologia ipostatica a proposito dell’unione sostanziale delle nature divina e umana in una sola persona, Cristo, Figlio di Dio fatto uomo. Anche se la storia delle idee è interessante e va conosciuta, non ci vogliamo però addentrare troppo in questo discorso perchè le Scritture sono la nostra base  ed esse sono perfettamente in grado di definire la vera natura del Cristo. Egli non fa certamente parte di un Dio trino ma è il Figlio di Dio, la sua immagine, il suo riflesso. Come tale egli fu il primogenito di tutta la creazione. (Colossesi 1:15)  Sulla terra nacque come uomo da una donna (Galati 4:4) prendendo gradualmente coscienza della sua duplice natura umana e divina. Per adesso chiudiamo, ma torneremo in seguito su questo argomento dalla valutazione molto complessa.

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