I viaggi spaziali come simbolo

Articolo N. 113

Alcune date e numeri potrebbero dimostrare che la missione Apollo era stata pianificata in giorni particolari i cui numeri hanno assunto un forte valore simbolico, quasi profetico, come per celebrare eventi di rilevanza astronomica o astrologica. Le persone tendono a costruire simboli per darsi un senso ed esprimere se stessi, e queste espressioni riflettono la loro cultura. I simboli possono evocare emozioni potenti. Perché un simbolo possa essere accettato come tale, deve tradurre le visioni e gli obiettivi che permeano e stimolano gli uomini di quel determinato momento e di quell’ ambiente storico. Per esempio, le Torri del World Trade Centre e il Pentagono  potevano esprimere questo valore ad un livello più ampio. Così pure i viaggi spaziali.

Qui voglio sottolineare il forte valore simbolico della missione lunare perchè il punto è che i voli spaziali, tra cui quello che ha portato l’uomo sulla luna, sono tecnicamente impossibili, e la prima ragione è che la terra non è un globo. La missione lunare è stata messa in scena per molti motivi, il principale dei quali fu per perpetrare la bufala del globo terrestre. Tutti ricordano, perché ce l’hanno ben impressa nella mente, la foto della terra azzurra ripresa dal modulo lunare in viaggio nello spazio. Questa rimane nel sentimento generale un’immagine “vera”. Bastò quella foto a convincere tutti: la terra è veramente un globo, ne abbiamo definitivamente le prove. Però non c’è scienza né  tecnologia  dietro a queste missioni, ma un sacco di bugie mischiate con simbolismi fondati su elementi astrologici e massonici.

Non è difficile trovare tutte le informazioni scientifiche desiderate nella rete e dimostrare l’impossibilità di effettuare voli spaziali nella misura e nella direzione che ci hanno fatto credere. Tra queste ragioni dovremmo prendere in considerazione la presenza di un forte campo magnetico che non può consentire il passaggio di uomini e astronavi. Si dovrebbe cioè prendere in considerazione  il campo magnetico generato dall’interazione tra la luna, il sole e la terra conosciuto come fasce di Van Hallen. Questo campo magnetico, che può già essere attivo a partire  dai 200 km di altezza, dà prova di essere in grado di impedire il passaggio incolume di qualsiasi essere vivente o di qualsiasi altro dispositivo elettronico.

E invece no. La NASA fu fondata nel 1958 e in poco meno di 12 anni di concentratissimi sforzi il modulo lunare riuscì a posarsi sulla luna. Un periodo molto breve per raggiungere una tale performance. Nel luglio 1969 a soli 26 anni dai primi esperimenti a Mittelwerk con V2, Apollo 11 riusciva a portare a compimento i più ambiziosi progetti del mondo scientifico e ad atterrare in sicurezza là dove nessuno aveva mai neppure sognato di poter mettere piede. Gli sforzi economici furono giganteschi ma, nonostante tutte le risorse spese, come avevano fatto a superare le fasce di Van Hallen? Perché mai oggi siamo ancora alle prese con questi problemi, mentre nel 1969 la NASA li aveva già brillantemente risolti?

Ad ogni buon conto, Von Braun si diede subito da fare per realizzare i suoi sogni.  Il 14 maggio 1950 l’articolo “Il Dottor Von Braun dice che è possibile mandare un razzo sulla luna” fu l’inizio dei suoi sforzi in quella direzione. Il 22 marzo 1952 presentò al pubblico americano il suo progetto di esplorazione interspaziale nelle pagine della rivista Collier. In una serie di articoli pubblicati nell’arco di due anni, spiegò  come gli uomini avrebbero potuto vivere e lavorare in grandi stazioni spaziali orbitanti e partire in missione sulla luna. Immaginò navicelle navetta che potessero viaggiare tutti i giorni andata e ritorno dalla terra alla luna. Descrisse in dettaglio quali  razzi avrebbe costruito per lanciare tali missioni. Perfino Walt Disney venne implicato in quella strepitosa campagna di profetica propaganda.

Fare dichiarazioni di quella portata in quegli anni, per un personaggio pubblico come Von Braun, poteva costituire un bel rischio e implicare enormi responsabilità. Ma lui sapeva il fatto suo. Nel 1958, infatti, vennero scoperte le cinture di Van Hallen senza che nessuno ci facesse troppo caso. Dopo tutto non era quella la vera difficoltà! In meno di 11 anni la NASA aveva misteriosamente risolto il problema atterrando con successo sulla luna. Von Braun era stato davvero molto fortunato nelle sue previsioni e ci dobbiamo congratulare!

Per molti versi egli sembrò essere davvero gran sacerdote e profeta, l’uomo in grado di predire con precisione le tappe e i successi dell’esplorazione spaziale. Nel 1952 pubblicò la sua idea di progettazione e di gestione di una stazione orbitante. Anche in questo caso fu profeta veritiero. La stazione spaziale orbitante russa è stata lanciata nell’86, mentre la stazione internazionale ISS è stata messa in orbita nel 1998.

Tuttavia esaminiamo l’incongruenza di queste date: 1950 – Von Braun promette: “l’uomo andrà sulla luna”. 1958 – Scoperte le cinture di Van Hallen. 1969 – Apollo 11 si consacra come una missione di successo. Su tutto questo no comment. Non ce n’è proprio bisogno.

 “Il progetto Mars” fu un altro miracoloso risultato di Von Braun nel cercare idee ispiratrici per la sua propaganda. L’esplorazione del pianeta rosso è iniziata negli anni ’60 e non si è ancora interrotta. Molti sforzi sono stati compiuti con lo scopo di inviare uomini su Marte.

Davvero Von Braun ha tracciato un geniale percorso seguito da molte agenzie spaziali in tante parti del mondo. Da allora i progetti spaziali hanno assunto la forma di una religione che riunisce i popoli di ogni parte del mondo, Von Braun essendone il sommo sacerdote. L’inganno sta arrivando alla sua fine.

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