Il Ricco, Lazzaro e le 10 Vergini

Articolo N. 109

Gesù raccontava parabole e poi le spiegava, ma solo agli interessati. Sulle 10 vergini molto è stato detto ma non sempre portando il discorso alle estreme conseguenze. Per esempio, ho notato che alla domanda su quante furono le vergini addormentate quasi nessuno sa o vuole rispondere. Eppure Matteo lo dice chiaramente: tutte sonnecchiarono e si addormentarono. Questo significa che a notte inoltrata la luce della verità comincia a sfuggire un po’ a tutti. Inutile negarlo, questo è un fenomeno che va a toccare tutte le chiese cristiane.

La parabola del ricco e di Lazzaro di Luca 16:19-31 è rimasta per i più terra incognita. Molti, essendo convinti dell’immortalità dell’anima, chiudono frettolosamente il discorso dicendo che si tratta del ribaltamento di un’ingiustizia sociale. Alla fine anche i poveri avranno la loro rivincita. Viceversa, i Testimoni di Geova che, in armonia con le Scritture, non credono nell’immortalità dell’anima ma in una finale risurrezione dell’individuo sulla nuova terra provano a spiegare diversamente. Il tentativo è lodevole ma i risultati non del tutto soddisfacenti. Perchè? Per il solito motivo. Essi preferiscono non mettersi in discussione. Se ci sono le vergini stolte, e ci sono, loro non saranno mai tra quelle.

Ma che relazione c’è tra le due parabole? C’è un numero che subito salta agli occhi. Il ricco vestito di porpora e lino ha cinque fratelli. Dunque c’è un ricco e c’è un povero. Sono due gruppi contrapposti che stanno in simmetria, uno a uno o cinque a cinque, come le dieci vergini. In questa parabola ci sono diverse contrapposizioni, e vanno messe in risalto. In principio c’è un povero che si accontenta di mangiare le poche briciole che cadono dalla tavola del ricco. Alla fine c’è un ricco che si accontenterebbe di poche gocce d’acqua spruzzate dalla mano del povero. E’ evidente che nessuno dei due riesce veramente nè a mangiare nè a bere. Di lì si capisce che il contesto si muove nel mondo della parabola dove i simboli svolgono la loro parte da leone.

Il mendicante affamato e sofferente sta accovacciato sulla porta del ricco. E’ uno di quegli ospiti indesiderati che si vorrebbero immediatamente scacciare. Non ha molte pretese. Si accontenterebbe di poco. E’ timido e disperato e non osa neppure chiedere, rassegnato com’è alla sua condizione di bisogno. Naturalmente si tratta poi anche di indigenza spirituale. Si rende conto di avere necessità di cure fisiche e morali ma solo i cani del ricco vengono in suo soccorso a leccargli le ulcere. Con il tempo il mendicante muore per inedia, di stenti, miseria, malattia e quant’altro. Il ricco prosegue nella sua vita di piaceri. Ma presto anche lui muore e finisce nei tormenti del fuoco.

Cosa rappresenta qui l’Ades? Non significa certo la vita ultraterrena perchè la Bibbia dice che i morti non sono consci di nulla.(Eccl 9:10) La morte qui rappresenta perciò un rivolgimento di situazione, la finale resa dei conti. Corrisponde al momento in cui arriva lo sposo nella parabola delle 10 vergini. In entrambi i casi solo alla fine, quando ormai è troppo tardi per prendere provvedimenti, ci si rende conto della mancanza di un elemento indispensbile, un bisogno che non si era previsto. Le ragazze capiscono di non avere olio sufficente per le lampade, il ricco di avere necessità dell’acqua. In entrambe le situazioni gli stolti sprovveduti rimangono privi dell’oggetto dei desideri.

La parabola vuole stimolare la riflessione sull’enorme voragine che separa chi semplicemente cerca il temporaneo godimento del peccato da chi, come Mosè, ha sempre camminato come vedendo Colui che è invisibile. (Ebrei 11:23-27) La sostanza della realtà è che chi non vuole essere scosso  dalle sue ristrette, miopi convinzioni si ostinerà nelle proprie idee fino alla fine.

 Bisogna pensarci per tempo prima che sia troppo tardi. E’ inutile mandare ad avvisare i cinque fratelli del ricco, ormai. Gesù conclude dicendo: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi nemmeno se qualcuno sorge dai morti.” (Luca 16:31) Credo che queste parole pongano fine alla possibilità di convertire qualcuno che non vuole ascoltare. Inutile gettare le perle ai porci. (Matteo 7:6)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...