La regalità del Cristo

Articolo N. 98

Nei cinque decenni che precedono la nascita del Messia, la Giudea era precipitata in un vortice di intrighi internazionali. Si poté assistere a una serie infinita di esecuzioni a sfondo politico, di rivalità, vendette e omicidi nelle famiglie e tra fratelli di stirpe reale, macchinazioni perverse volte alla conquista e al mantenimento del potere. I matrimoni tra i regnanti e nell’aristocrazia si facevano e si disfacevano, spesso col risultato di dover accontentare le pretese di molteplici clan familiari. Gli antenati di Gesù erano lì, presi in mezzo agli ingranaggi di una macchina politica che si stringeva sempre più intorno a loro e cercava in tutti i modi di annientarli. Le famiglie da cui sarebbe nato il Messia erano là, soffocate nei tentacoli degli ultimi dei Maccabei e nella piovra degli Erodiani. Si viveva tutti in un tempo balordo.

La famiglia dinastica della casa di Davide è ben documentata per almeno 2000 anni. La letteratura e la storiografia ebraica, al pari di quella classica, greca o latina, è a disposizione di tutti. Chi vuole informarsi lo può fare. Basta per esempio digitare Dinastia Davidica e si trova subito qualcosa.

Si è sempre ripetuto e si continua a ripetere  che Gesù fosse nato da una famiglia di poveri contadini e artigiani con poca istruzione e dalla parlata semi-dialettale, che abitavano in uno sperduto centro rurale e gestivano una piccola falegnameria. Ma le testimonianze storico-genealogiche rispecchiano una situazione diversa.

Quando apriamo i Vangeli ci troviamo di fronte  a due genealogie sceltissime che passano attraverso il re Davide, Salomone, Zorobabele e un elevato numero di sommi sacerdoti. Prendiamo Giuseppe di Arimatea, padre di Caifa. Era figlio di Rachele di Arimatea e di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, sposato con tre donne diverse: Ester (maccabea), Rachele e Salomè. (Lc 3:23-24) Da Ester nasce Eli, padre di Maria. Da Salomè si arriva a Salome sorellastra di Maria e moglie di Zebedeo.

Quindi Giuseppe di Arimatea era fratellastro di Eli, zio di Gesù. Questo Eli, come pure suo fratello Giuseppe di Arimatea, avevano navi e importavano metalli dalle miniere del Galles, dell’Irlanda, della Gallia verso il Medio Oriente. Ecco quindi che Giuseppe, dovendo crearsi una posizione secolare e dichiarare il proprio mestiere, dato che i beni della famiglia potevano essere stati confiscati da Erode, finirà per essere conosciuto come carpentiere.

 La madre di Mattat era l’erede al trono dell’ultimo regnante sulla dinastia degli Asmonei di Giudea. Una delle mogli di Mattat, era anche figlia del sommo sacerdote Gesù III, figlio di Fabet, sulla linea dinastica di Zadoc. Questo Zadoc, sommo sacerdote ai tempi di Davide e Salomone, discendeva da Aronne e da Levi, parenti stretti di Mosè. Gesù III era morto, come si crede, tre anni prima della nascita di Maria.

Maria veniva dunque da una famiglia dinastica di sacerdoti, una famiglia forgiata nella dignità del potere spirituale mentre quella di Giuseppe impersonava il potere temporale dei re. In lui si concentravano oltre al sangue proveniente dalla stirpe di Davide anche le linee del potere dinastico d’Egitto e di Roma assommato a quello di Macedoni, Parti, e Persiani.

Non c’è per niente da stupirsi se, subito dopo il suo battesimo, Satana venne dal Cristo per offrirgli tutti i regni del mondo e la loro gloria. (Matteo 4:8-10) Avrebbe avuto un facilissimo gioco. Non c’era che da far valere una sommatoria di svariati diritti, tutti quanti legittimi, che avrebbero consentito la formazione di un unico governo mondiale sotto un unico re. Perché già allora, come oggi, l’aspirazione di tutti era volta alla costituzione di un unico grande impero. Quest’idea aveva spinto Cleopatra a cercare l’alleanza con Roma, nella speranza di unire in un solo governo l’eredità dei Diadochi e di Roma.

In diverse occasioni Gesù rivelò pubblicamente di essere re dei Giudei. Queste affermazioni erano assolutamente legittime e qualsiasi persona, neppure troppo istruita, doveva saperlo in quanto lo poteva verificare. Erode e Pilato stessi, sicuramente, erano al corrente. A maggior ragione lo sapevano Caifa (cugino di Gesù) e i diversi membri del Sinedrio che tuttavia lo condannarono a morte. Chiunque poteva avere facile accesso ai documenti genealogici, che all’epoca erano custoditi nel tempio. Caifa lo sapeva benissimo e aveva parlato correttamente e da profeta nel ritenere preferibile la morte di un uomo solo piuttosto che di tutta la loro nazione. (Giov 18:14)

Abbiamo mostrato quindi che la famiglia di Gesù era profondamente radicata nella vita del tempio e nella regalità davidica. Il Messia crebbe come il legittimo pretendente al trono di Giudea e al ruolo di sommo sacerdote. Scoprire queste cose potrà sembrare scioccante. Tuttavia esse non possono essere contestate.

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