I funerali di Gesù

Articolo N. 90

Isaia profetizzando riguardo alla morte e sepoltura del Cristo scrive: “A causa della restrizione e del giudizio fu tolto; chi si preoccuperà dei particolari della sua generazione? E farà il suo luogo di sepoltura perfino con i malvagi, e con la classe del ricco alla sua morte, malgrado non avesse operato violenza e non ci fosse inganno nella sua bocca.” Isaia 53:8-9

Queste parole profetiche sottolineano l’importanza di scavare nei “particolari della sua generazione” per scoprire se in lui si siano veramente adempiute le profezie e se la sua genealogia sia stata effettivamente quella tratteggiata nelle Scritture. Invece di guardare alle liste di Matteo e di Luca come semplici elenchi piuttosto noiosi di nomi che rimontano indietro nel tempo fino a Davide, vogliamo cercare, per quanto possibile, di dare un volto e una storia a quei personaggi. Cercheremo di capire chi furono alcuni degli antenati di Gesù. Perciò incominceremo ad esaminare nel dettaglio chi erano i suoi famigliari più stretti, partendo dal momento della sua morte su Golgota.

Ai funerali, si sa, i primi dietro al feretro sono i parenti più stretti. Per conoscere la parentela di Gesù dobbiamo passare al setaccio i personaggi presenti alla sua morte e alla sua sepoltura. Accanto a Maria, sua madre, non c’è grande ressa ma sicuramente c’è Salome moglie di  Zebedeo, cioè sua sorella. C’è poi “l’altra Maria” di cui conosciamo il nome del marito, un certo Alfeo o Clofa. Anche questa Maria è parente stretta della madre del Cristo, essendo sua cognata, moglie di uno dei fratelli di Giuseppe, padre putativo di Gesù.

Cerchiamo di capire l’intreccio. Detta in parole semplici la situazione dovrebbe essere questa: due sorelle si sposano, una prende Giuseppe, figlio di Giacobbe e di Cleopatra di Gerusalemme, l’altra sposa Zebedeo. Maria e Salome sono sorelle, entrambe figlie di Eli, di discendenza davidica della linea di Zorobabele e di Anna, figlia, quest’ultima, del sommo sacerdote Jeshua III. Quindi alla morte di Gesù sono presenti, accanto alla madre di Gesù, sua sorella e sua cognata , cioè “l’altra Maria”. Ci son poi anche Giovanni e Maria Maddalena, fratello e sorella, entrambi cugini di primo grado del Cristo, figli di Zebedeo e di Salome.

Ma sullo sfondo c’è evidente la traccia di un uomo ricco e potente che si muove in segreto e che intercede presso Pilato per ottenere il corpo del Cristo. Normalmente i cadaveri dei condannati a morte venivano gettati in una fossa comune. Tuttavia Giuseppe di Arimatea ottiene di  poter seppellire il morto in una tomba privata che egli aveva fatto scavare per sè. Per fare questo Giuseppe d’Arimatea doveva sicuramente poter esibire le giuste credenziali, cioè essere uno dei più stretti parenti.

Secondo il Talmud egli era il fratello più giovane di Gioacchino ben Mattan, padre di Maria. Era dunque lo zio di Maria e un prozio di Gesù di Nazareth. Da sempre Giuseppe di Arimatea fu ritenuto consuocero di Anna e quindi padre di Caifa, sommo sacerdote. Per questo motivo egli era discepolo segreto e non manifesto del Cristo. Di qui perciò si capisce perché Giovanni potesse assistere al processo di Gesù a casa di Anna e a casa di Caifa. Erano legati da stretti rapporti di parentela. Caifa era cugino di Maria, e di secondo grado con Gesù e Giovanni.

Giuseppe era un uomo facoltoso e membro del Sinedrio. Era anche un uomo buono e giusto che aspettava il regno di Dio, ma che per timore dei farisei non si dichiarò apertamente discepolo di Gesù. Comunque non fu d’accordo con il Sinedrio nel condannare a morte Gesù. Al momento opportuno si fece coraggio e andò da Pilato a chiedere di poter seppellire il corpo di Gesù

Riassumendo, Giuseppe, il padre putativo di Gesù aveva due fratelli,  uno si chiamava Ptolas (Tolomeo) e l’altro Clopa (Cleopatro) detto Alfeo. Questi tre giovani, Giuseppe, Ptolas e Alfeo erano, sulla base di Matteo 1:16, figli di Giacobbe, discendenti di Davide dalla linea di Salomone. Si potrebbe poi anche credere che lo stesso Matteo Levi, che Marco presenta come figlio di Alfeo e che di mestiere faceva l’esattore di tasse, potesse essere parte della famiglia di  Alfeo (Marco 2:14).

Chiediamoci anche che mestiere facesse questo Giuseppe, padre putativo del Cristo. La Bibbia dice che fosse un “carpentiere”. La parola greca originale usata nei vangeli é tékton, termine che ricopre molteplici significati e non rappresenta solo il semplice falegname. Tékton poteva essere un artigiano anche ai massimi livelli, fabbro, architetto, ingegnere o perfino costruttore di navi. Perciò molto di ciò che si è sempre creduto della famiglia di Gesù potrebbe essere stata una rappresentazione di copertura, motivata dalla necessità di criptare la vera identità di alcuni dei personaggi di spicco coinvolti in quelle vicende.

Gli storici non sempre riescono a raccontare la storia come vorrebbero ma devono rispettare dei veri e propri codici di segretezza, questo a volte perfino per una fondamentale esigenza di sicurezza personale. Essi talvolta devono scrivere per accenni, ricorrendo ad enigmi e indovinelli per lasciare almeno una traccia di tutto ciò di cui non si può parlare apertamente. I Vangeli non fanno eccezione.

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