I successori di Enea

Articolo N. 82

Giuliano l’apostata, un imperatore romano proclamato Augusto 25 anni dopo Costantino, appartenente  alla gente Flavia, di antica discendenza ebraica, (derivava  forse da quel Flavio di adozione che fu l’ebreo Giuseppe Flavio) lasciò scritto: “Ciò che nei miti si presenta inverosimile, è proprio quel che ci apre la via della verità. Infatti, quanto più paradossale e straordinario è l’enigma, tanto più pare ammonirci a non affidarci alla nuda parola, ma ad affaticarci intorno alla verità riposta.”

I miti non vanno presi alla leggera perchè sono storie che esprimono un senso. Entrare nel mito significa sempre trovare importanti verità. La mitologia delle varie popolazioni è un formidabile aiuto per capire certi meccanismi interni alla formazione della loro civiltà. Una civiltà esordisce nel mito. Prendiamo il mito di Enea. La notte in cui i Greci uscirono dal cavallo di legno Troia fu incendiata ed Enea riuscì a fuggire portando con sè il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio al suo fianco. Si noti che uno dei figli di Gomer è Aschenaz in Genesi 10:3 e che tuttora gli ebrei  tedeschi vengono chiamati askenaziti per distinguerli dagli spagnoli-portoghesi sefarditi. A proposito di Anchise potrebbero venire in mente nomi biblici come Anoc, un nipote di Abramo, o anche Enoch o perfino Anak.

Il professor Moses Hadas (1900-1966) nel suo libro Prophecy and the Romans osservando che l’influenza dell’Eneide nella formazione di certe idee politiche e religiose d’Europa è stata rilevante, scrive: “Benché gli ebrei non abbiano mai rivendicato Virgilio come uno dei loro, egli fu di fatto enormemente influenzato dai loro concetti.” E di questo io, la scrivente, non mi stupisco. Mi stupirei se gli ebrei riconoscessero pubblicamente simili appartenenze. Significherebbe far trasparire la loro presenza nella storia di Roma, mentre essi in ogni tempo, cercheranno di tenerla nascosta. Essi furono anche allora degli infiltrati che volutamente si mossero in silenzio. Tipicamente sono loro quelli che tacciono.

 In ogni caso Virgilio si riappropria di certi miti nell’Eneide. Enea fugge da Troia via mare insieme a molti altri troiani e diversi guerrieri provenienti da altre regioni che avevano preso parte al conflitto come alleati. (La nazione discesa da Gomer viene storicamente collegata con gli antichi Cimmeri, popolazione vissuta nella zona del Mar Nero) Dopo varie peripezie egli sbarca alle rive del Tevere, e sposa Lavinia. Nasce un secondo figlio, Silvio. Si formano così due linee dinastiche, una italica da Silvio mentre quella da Ascanio prenderà le mosse in un’altra direzione.

Brutus di Troia o Bruto 1° dei britanni (Bryttys in gallese, British in inglese moderno) è considerato uno dei primi discendenti di Ascanio, primogenito di Enea. Questo Bryttys è conosciuto nelle leggende medioevali come il fondatore e primo sovrano della Bitannia su cui avrebbe regnato intorno al 1100 a.C. Questa leggenda compare la prima volta nell’ Historia Brittorum, compilazione del IX secolo attribuita a Nennio, un monaco gallese. Da lì partono le storie dei cavalieri della tavola rotonda.

Queste due linee dinastiche daranno il via a due diversi regni, quello romano e quello britannico. Proviamo a spiegare come. Alle origini di Roma venne gradualmente a crearsi un potere di antica derivazione semitica. L’arrivo di Enea starebbe a rappresentare l’avvento nella penisola italica di un insieme di famiglie scampate alla distruzione di qualche antica città asiatica in cui dei semiti avevano vissuto nel loro perenne vagabondare nella diaspora. Questo in un tempo precedente al regno di Davide, periodo che si inserisce grosso modo tra il governo dei giudici e la monarchia di Saul (il cui regno va dal 1117 al 1077).

La Colchide è la regione storica sul Ponto Eusino corrispondente alle rive nord orientali del Mar Nero, attuale Georgia. Nell’antichità il termine Ponto venne dato dai greci. Troia si suppone si trovasse nell’Asia Minore, ma ad Ovest, nella Troade sul Mar Egeo, e di fronte alla Grecia.  Nella contea dell’Essex, a est della moderna città di Londra, c’è un’antica città che si chiama Colchester, considerata la più antica di cui si abbia menzione in Gran Bretagna. La città è legata al nome di un re, Coel Hen, il vecchio re Cole di una filastrocca per bambini. Ora il nome Coel è alternativo all’ebraico Cohen, sacerdote.

Coel  Hen è un’importante figura storica gallese nella Gran Bretagna  d’epoca romana ed è considerato il padre di Flavia Giulia Elena Britannica madre di Costantino il Grande. Su di lei, anche Geoffrey of Montmouth (1095-1155) sostenne che fosse figlia di Coel Hen, Re di Colchester vissuto tra il 250 e il 330 d.C.

 Si dice che discendenti di Enea giungessero  nelle isole britanniche nel 12° secolo a.C. come pure si dice che nello stesso periodo vi fossero giunte antiche famiglie di ceppo semita.

Elizabeth Caldwell Hirschman e Donald N. Panther-Yeats  hanno scritto un libro molto interessante sulle origini  semitiche della  Scozia e della Gran Bretagna: When Scotland was Jewish: DNA Evidence, Archeology, Analysis of Migrations, and Public and Family Records Show Twelfth Century Semitic Roots. Gli scrittori fanno notare come una considerevole influenza non celtica in Scozia sia stata ignorata per secoli. Il libro mostra come  molto della storia scozzese dal 1100 in poi sia di stampo ebraico. Molto del resoconto storico che viene tradizionalmente accettato poggia su fondamentali errori interpretativi perpetuati al fine di presentare un’immagine celtico-cristiana della Scozia. Una comprensione più accurata dei fatti è stata volutamente impedita. Tutto questo prova che il mondo che noi pensiamo di conoscere è molto spesso terra incognita.

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