Nimrod e il natale

Articolo N. 81

Negli articoli passati abbiamo parlato di Nimrod. Con lui avviene un’intersezione della civiltà noetica che si innesta nella Terra abitata dai Cainiti. La diaspora che avviene con la confusione delle lingue di Babele porterà in tutto il mondo i discendenti di Noè ad instaurare una lotta per il dominio con le civiltà autoctone precedenti. Caino, come già abbiamo scritto in altri post, era stato trasferito in questa terra dopo aver ucciso Abele. Qui finisce per incontrare persone già da tempo presenti e con esse crea le civiltà prediluviane.

Vogliamo approfondire il discorso su Nimrod perchè la sua figura assume un ruolo predominante e influenzerà tutte le popolazioni del mondo anche dopo la dispersione dei popoli noetici con la confusione delle lingue.

Abbiamo già notato il collegamento tra Nimrod e il Sole. Approfondire questo tema ci porta a capire le origini del Natale, cioè la festa del Sole invitto. Sarà a questo punto che riusciremo ad afferrare quel filo rosso che attraversa la storia e ci permette di identificare la bestia selvaggia, quella componente politica, e Babilonia, quella componente religiosa che agiscono sul popolo di Dio con l’intento di allontanarlo da lui.

Il Natale non ha nulla a che vedere con il Cristianesimo e precede la nascita del Cristo di molti secoli. La celebrazione comincia con Nimrod, il padre della grande apostasia mondiale. Se infatti la falsa adorazione comincia con Caino, essa assume un valore organizzato e stabile solo con Nimrod.

Nimrod sposò la propria madre Semiramide. Con la morte di Nimrod, (si dice per mano di Esaù, quella volta che rientrando stremato rinunciò alla primogenitura per un piatto di lenticchie), Semiramide cominciò a insegnare che Nimrod fosse uno spirito deificato. Ella asseriva che un grande albero sempre verde spuntasse durante la notte da un ceppo morto, simboleggiando il sorgere a nuova vita del figlio. Il 25 dicembre, data di nascita di Nimrod, il suo compleanno, egli avrebbe visitato l’albero e lasciato doni sotto di esso.

Lo storico professore Hislop dice: “Ora il ceppo natalizio è il tronco morto di Nimrod, deificato come dio sole, ma troncato dai suoi nemici; l’albero di Natale è Nimrod redivivo — il dio ucciso che ritorna nuovamente in vita”. — Le Due Babilonie (inglese), pagine 97, 98. Da qui derivano la tradizione del natale, lo scambio dei doni, le feste e la tradizione del compleanno.

Nimrod venne adorato come il “divin figlio del cielo”, “il Messia, figlio di Baal il dio sole”. Si cominciò a credere che l’esistenza come anche la vita eterna fossero doni del deificato Nimrod. Semiramide e Nimrod divennero oggetto di adorazione laddove i dispersi di Babele si erano trasferiti. In Egitto furono adorati come Iside e Osiride, in Asia come Cibele e Doio, a Roma come Fortuna e Giove bambino. In Cina, Giappone, Tibet si diffuse il culto della Donna col bambino. La cristianità cominciò ad adorarli come la Madonna col bambino.

Da ricordare è il fatto che l’albero viene indicato come simbolo del regno. Il Regno del sole viene rinnovato ogni anno in occasione del 25 dicembre. La vita dell’albero risorge ogni notte ad indicare il sole che risorge ogni giorno.

Con Nimrod, e la nascita  del culto del sole, l’albero muore e risorge sul popolo di Dio e la bestia selvaggia continua nei secoli a promuovere questo simbolismo occulto in modo da spingere tutti all’adorazione solare.  Vedremo nel prossimo articolo le successive implicazioni.

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