Il signoraggio – Parte 1

Un sistema economico giusto e sostenibile, che garantisca il necessario a tutti e un equilibrio politico e sociale che oggi manca: questo è un tema che ricorre nella mia mente da diversi anni, e mi ha portato a capire delle verità che voglio raccontare in una serie di articoli. Il sistema economico attuale altro non è che il risultato di scelte politiche volte all’ottenimento del potere. Questo significa che il sistema in cui viviamo è costruito in modo da favorire enormemente i pochi defraudando di ogni risorsa la maggior parte della popolazione mondiale.

L’esistenza di un tale sistema economico è funzionale alla creazione dello stato mondiale sionista e verrà utilizzato con lo scopo di far crollare le economie nazionali.

Un sistema economico migliore non solo è auspicabile ma anche possibile e di non difficile realizzazione tecnica. Il problema sarebbe naturalmente di quelli che, con l’introduzione di un tale sistema economico, perderebbero il loro potere.

Per capire di cosa parliamo dobbiamo introdurre il concetto del signoraggio monetario. Esso è collegato al potere di emettere moneta. L’imperatore, il signore, o lo stato che ne abbia il potere coniano le monete e acquistano servizi e beni in proporzione di quanto hanno coniato. Il signoraggio è la differenza tra valore nominale della moneta coniata e suo valore effettivo, che può essere dato dal metallo prezioso utilizzato nel produrre la moneta.

Inizialmente in Grecia e poi a Roma le monete erano di metallo prezioso: oro, argento o rame. Come mai era necessario produrre monete in metallo prezioso? Perchè una moneta è un mezzo di scambio ed ha valore solo se viene accettata da tutti. Una moneta che non viene accettata o viene accettata solo parzialmente non ha valore o ne ha poco. Una moneta che abbia un valore intinseco reale dato dal metallo prezioso sarà accettata sempre perchè potrà essere comunque utilizzata e scambiata. Inizialmente dunque le monete avevano un certo valore intrinseco che corrispondeva al loro valore nominale. Questo vuol dire che lo stato Romano che emetteva la moneta poteva comprare servizi in proporzione alla quantità di oro o di argento contenuta nella moneta, quantità che dunque ne stabiliva il valore nominale.

La moneta più importante di utilizzo quotidiano nell’antica Roma era il denario.  Battuto per la prima volta a Roma intorno al 211 a.C.; il suo valore iniziale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g), ed aveva come frazioni il quinario (1/2 denario) ed il sesterzio (1/4 di denario). Il denario fu poi rivalutato a 16 assi (dal 118 a.C.), facendo seguito alla riduzione del valore di quest’ultimo. Wikipedia afferma a proposito del Denario: “Anche se il denario restò l’elemento portante dell’economia romana dalla sua introduzione nel 211 a.C. fino al termine della sua coniazione nella metà del III secolo d.C., la purezza ed il peso della moneta andò lentamente, ma inesorabilmente riducendosi. Il fenomeno della svalutazione nell’economia romana era pervasivo e causato da una serie di fattori, quali la carenza di metallo prezioso, lo scarso rigore delle finanze statali e la presenza di una forte inflazione.”

Wikipedia, in ciò che scrive, si rivela come al solito una fonte d’informazione di facile accesso. Allo stesso tempo però talvolta propone informazioni poco chiare e fuorvianti, e fa questo in modo voluto. Quando infatti dice che la svalutazione della moneta era legata all’inflazione dice esattamente il contrario della realtà.

La voluta svalutazione della moneta infatti creava l’inflazione e non il contrario. Come avveniva l’intenzionale svalutazione della moneta nell’antica Roma? Gli imperatori dovevano finanziare continue guerre e dovevano provvedere alla città di Roma, dove la popolazione viveva di sussidi. La tentazione di coniare monete con un po’ meno metallo era forte. Sebbene inizialmente il potere di acquisto poteva sembrare lo stesso, in poco tempo il mercato si rendeva conto del diminuito valore della moneta. Lo stato continuava a pagare lo stesso ammontare di monete per uguali servizi. Pagava cioè a ciascun dipendente sempre la stessa quantità di monete che però ora valevano meno. I beni di consumo quindi non eran più acquistabili con la stessa quantità di danaro ma ad un prezzo maggiore. Questo determinava l’inflazione, cioè l’aumento di prezzo delle merci.

Questa astuzia da parte di chi governava consentiva allo stato di estrarre ricchezza dalla popolazione. Questo è il signoraggio, la differenza tra valore nominale della moneta che viene mantenuto teoricamente uguale e il valore effettivo della moneta che viene invece ridotto.

Il discorso è estremamente vasto e ci darà la possibilità di spiegare come la moneta e i tributi siano sempre stati utilizzati nel corso della storia per determinare il destino di tanti popoli.

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