I Barbet delle vallate piemontesi

Articolo N. 60

Lo confesso. Oggi parlerò di un tema ristretto, di nicchia, se così si può dire, di un tema tanto umile, a volte disprezzato, ma altrettanto diffuso e sconosciuto. Tuttavia alcuni sapranno apprezzare. Queste sono considerazioni che costituiscono una prova del fatto che andando a scavare in certi punti nevralgici della storia si scoprono pure le origini delle nostre famiglie. Fin da ragazza l’ho sempre pensato. La storia in quanto disciplina curricolare va seguita con attenzione: perchè lì c’è la storia di ogni singola famiglia. Anche la più insignificante. Qui vado a rivelare qualcosa di un passato che si è sempre preferito ignorare. Dell’ origine ancestrale di molte famiglie contadine i cui membri non avrebbero mai sospettato di avere antiche origini giudaiche.

Festiona è un piccolo centro rurale  per lo più sconosciuto ma da alcuni decenni frequentato dagli amanti dello sci di fondo. Ci sono alcune borgate di poche case ciascuna, abitate da poche decine di persone. Ciò che da sempre mi ha incuriosito è il passato storico di questo posto. E’ un luogo arcaico, appartato, che ha saputo mantenere la propria segretezza e il proprio riserbo. Nel Cinquecento questa comunità era anche conosciuta come la piccola Ginevra, in quanto vi si erano rifugiati gruppi di “eretici” non cattolici. Mi sono sempre chiesta chi fossero questi precisamente e solo adesso comincio a capirci qualcosa.

Mio padre diceva che c’era la Curt di Espagnulat, ma non diceva nè sapeva nient’altro. In questo luogo vi sono diverse famiglie che sono conosciute come quelli dei Rochia, altre come i Magnet, i Benso, i Desderi, i Folco, i Selmer, i Beccaria, i Rinaudo, i Fronte, i Caranta  e diverse altre. Tutte queste famiglie avevano degli “stranom”, come Pastre, Garach, Charu, Perutin, Dinetu, Bajanet, Taciu, Cassola, Bergide, dal Chuchu, dal Russ, dal Frir, etc. Questo era un identificativo che veniva accuratamente trascritto perfino nei rogiti notarili. In passato c’era la consuetudine che ci si sposasse preferibilmente all’interno di famiglie identificate con gli stessi cognomi, i cosiddetti matrimoni endogamici.

 Lo “stranom” serviva a tenere una traccia del passato di appartenenza. Ho notato che generalmente quest’ appendice anagrafica non era un nomignolo qualsiasi, ma una traccia evidente di un antico cognome. Si sa che nel corso del tempo molti tra gli ebrei si trovarono a dover assumere cognomi diversi da quelli d’origine. Ciò per vari motivi: sia per camuffare un’identità scomoda o perfino pericolosa oppure per un obbligo imposto dalle autorità superiori. Talvolta usavano un cognome per qualche generazione, per ricuperare in seguito il nome di famiglia precedente.

Sta di fatto che nelle vallate alpine arrivavano a volte dei nuovi. La spiegazione che avevo letto su un libro dedicato alla storia di Demonte era che in vallata si erano stabiliti i cosiddetti Barbet, di volta in volta identificati come Ugonotti, Calvinisti, Catari o Valdesi. Una gran confusione volta a creare una fitta, impenetrabile coltre di mistero.

Quando ho cominciato ad approfondire la conoscenza del mondo giudaico mi si sono drizzate le antenne. Scorrendo liste di cognomi di ebrei sefarditi e aschenaziti mi sono quasi subito imbattuta nello stranome della famiglia di mia madre a Entracque. Mio nonno era conosciuto come Juanin ed Cuhna. Ora Cuhna è un cognome ebraico sefardita piuttosto diffuso nel Portogallo. Così ho scoperto che Cuhna viene da Cohen, che in ebraico vuol dire sacerdote. Quante volte da bambina avevo chiesto a mia madre che significato fosse nascosto lì dentro. Invariabilmente mi rispondeva “Mah? E’ solo uno “stranom”. A quei tempi -aggiungeva – tutte le famiglie ne avevano uno.”

Perciò, adesso che stavo trovando risposta al mistero cominciai subito a chiedermi come e perchè gli antenati di mio nonno di Entracque dal Portogallo si fossero stabiliti in valle Gesso. Ho provato a fare delle ricerche e ho prontamente scoperto che nel 1497 gli ebrei erano stati cacciati da Lisbona, ma cinque anni prima da tutte le città della Spagna.

Dopo il 1497, per 100 lunghi anni, in Europa i soli centri di accoglienza per gli Ebrei furono nel nord-ovest d’Italia. Questo perchè i Savoia avevano bisogno di soldi e gli ebrei avevano danaro da prestare a interesse. In Piemonte, da noi, gli ebrei hanno vissuto ininterrottamente per almeno 500 anni e vi sono rimasti più o meno indisturbati. I principi di Acaia, per esempio, cominciarono ad ammettere i Giudei all’inizio del 400 mentre in Inghilterra venivano espulsi nel 1290 e dalla Francia nel 1394 e non vi furono riammessi che dopo il XVII e XVIII secolo. A questo proposito si veda  https://www.nytimes.com The Double Bond. The New York Times by Carol Augier.

 Quando gli ebrei, espulsi da Spagna e Portogallo, giunsero in Piemonte, Emanuele Filiberto permise ad alcuni di loro, sicuramente i più notabili e ricchi, di vivere a Torino. Diffuse gli altri in tutta la regione,  suddivisi in piccoli gruppi di 20 famiglie. Si sistemarono nei piccoli centri agricoli , specialmente nelle vallate alpine, una piccola minoranza povera di contadini e piccoli artigiani.

I miei antenati di Entracque erano tessitori che lavoravano la lana e vendevano i drappi e le coperte che essi stessi confezionavano. A Entracque, annessa alla casa dei nonni, c’era sempre stata “la fabbrica”. Lì mio nonno faceva il calzolaio. In paese erano disseminate le diverse “fabbriche”. Mia mamma raccontava che nei secoli precedenti la famiglia aveva goduto di un certo benessere legato a quel piccolo commercio di drappi. Com’è noto, gli ebrei erano sempre stati forti in quel settore, il tessile. Per esempio la lavorazione della lana in Borgosesia è sempre stata capitanata da famiglie di ebrei.

Viceversa i miei antenati a Festiona erano contadini. Non so come vivessero in Spagna, ma la vita di Festiona era particolarmente dura. Il clima d’inverno è rigido e le casupole allora erano piccole, sovraffollate, misere e scomode. Si nasceva e si viveva nelle stalle.

In paese le borgate mantengono per lo più traccia del passato giudaico con toponimi come Broch (da Baruck), Baut (da Bautista), Ruah, che è anche cognome ebraico, Rueita (da Rouen), Fiandin (dalle Fiandre), Chiardola. Poi mi verrebbe da pensare al fiume Stura, e all’incredibile assonanza con la zona dell’ Asturia. Ma qui ci vorrebbe molta più ricerca.

Resta però un fatto incontrovertibile che  in zona d’Occitania, dalla Spagna alla Liguria, i rapporti furono sempre stretti e continui. I contadini si spostavano molto spesso nel sud della Francia in cerca di lavoro. Finivano a Marsiglia, Antibes o Grasse. Alle volte vi si stabilivano, altre volte, dopo qualche mese tornavano a casa. Questo significa che non tutti gli ebrei erano ricchi e importanti. Molti di loro vissero una povera vita di contadini in tutte le nostre valli, ma anche nei piccoli centri urbani. Cuneo fa risalire la presenza degli ebrei alla fine del Trecento. Lì l’attività feneratizia, cioè dell’usura, fu a lungo presente. Nel 1436 fu creato un quartiere in cui gli ebrei dovevano essere segregati chiamato Angulo, antesignano del ghetto vero e proprio. A Cuneo c’era perfino l’università ebraica e fiorirono i banchi di prestito, per lo più nelle mani dei Lattes. Tant’è che nel 1576 Leone Lattes prestò un’ingente somma di danaro al comune della città.

Al tempo della rivoluzione francese gli ebrei piemontesi erano meglio integrati che altri in Europa. All’epoca la percentuale di ebrei in Piemonte era meno di uno su mille. Eppure tra i mille di Garibaldi almeno 8 erano gli ebrei, ma molti altri erano sicuramente di antica discendenza giudaica. Se si considera l’elenco dei nomi e cognomi dei mille si possono trarre diverse conclusioni.

Cavour aveva il segretario ebreo, Isacco Artom. Lui stesso era di discendenza giudaica in quanto il cognome Benso, presente pure nella meno nobile Festiona, si scompone in Ben Son, ovvero figlio di Beniamino. Cognome ebraico per eccellenza. La sua politica lo dimostra perché fu sempre a favore degli ebrei. Tutto il Risorgimento italiano fu voluto e diretto da menti massonico-giudaiche. Mazzini stesso era massone ed ebreo.

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