Vaticano e Massoneria

Articolo N. 56

Questo nessuno lo potrebbe negare. Cioè che oggi l’autorità ecclesiastica viene ovunque sostanzialmente rifiutata, l’influenza della chiesa ridotta al minimo storico e la missione educatrice della religione annullata. Lo spirito materialistico e razionale permea la contemporaneità mentre l’evoluzionismo ha sostituito la fede nel Creatore. Così la fiducia nella scienza dissolve la fede nella parola di Dio, e credere negli insegnamenti della Bibbia e in particolare nella piattezza della terra diventa un’ipotesi ridicola, insostenibile e disprezzata.

La massoneria complotta  contro la chiesa? E’ una domanda essenziale, perchè  sì, Chiesa e massoneria sono da sempre su posizioni inconciliabili. Gli obiettivi della massoneria sono diretti al capovolgimento delle credenze fondamentali e al ribaltamento dei valori della tradizione cristiana, quelli che furono generalmente ribaditi dalla chiesa cattolica, almeno fino alla grande abiura del Concilio Vaticano II tra il 1958 e il 1963.

Infatti fino a cinquant’anni fa cattolicesimo e giudaismo erano due religioni lontane e inconciliabili. Poi il 28 ottobre 1965 ci fu un cambiamento drastico. Fu pubblicato un documento intitolato Nostra Aetate che dichiarava: “Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.[…]Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell’Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l’Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso.[…] Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell’apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: « ai quali appartiene l’adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5).

La dichiarazione Nostra aetate (letteralmente, Nel nostro tempo) è uno dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. La dichiarazione riguarda il tema del senso religioso e dei rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non-cristiane. La prima bozza, denominata Decretum de Judaeis (letteralmente, Decreto sugli Ebrei) fu completata nel novembre 1961 da Giovanni XXIII. Il testo definitivo fu pubblicato il 28 ottobre 1965, durante il pontificato di Paolo VI. (Wikipedia)

Nostra Aetate dedica agli Ebrei più di un terzo del testo. Così questa sezione è la più importante del documento, sia perché il rapporto tra cristiani ed ebrei è molto più stretto che per le altre religioni, sia per il rigetto delle accuse tradizionalmente fatte da parte cristiana.

Giovanni Paolo II, nella visita alla Sinagoga di Roma, ha riassunto il tutto con queste parole: «La religione ebraica non ci è estrinseca, ma in un certo qual modo è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo con essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione… Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, i nostri fratelli maggiori»

Il documento poi ribadisce che, se è pur vero che gli ebrei, in larga maggioranza, non hanno riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio, non hanno accettato il Vangelo e hanno perseguitato la Chiesa nascente, tuttavia essi « […] in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento»; per questo motivo gli ebrei devono essere presentati in positivo: «non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura»

Si esclude inoltre la responsabilità collettiva di Israele nella morte di Gesù: cioè non sono colpevoli della morte di Gesù tutti gli ebrei di allora e nessun ebreo di oggi. In questo modo sottolinea la non legittimità teologica di un atteggiamento antisemita.

Dire tuttavia che Cristo ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso e che la chiesa si nutre della linfa dell’ulivo buono, il giudaismo, su cui sono stati innestati i gentili, significa dare alle scritture un significato deviante. Cristo ha sì riconciliato, ma non a prescindere dalla fede nel suo sacrificio di redenzione. La stirpe di Abramo fu quella degli Ebrei che si convertirono e divennero cristiani insieme ai gentili, il seme di Abramo. Non indistintamente tutti gli ebrei.

La chiesa invece  definisce il giudaismo come un culto ufficialmente redento e spiritualmente pari al cristianesimo. Tutto questo indipendentemente dal fatto che si riponga fede o non si riponga. Il papa dunque riconobbe loro legittimazione spirituale rigettando l’idea della necessità di convertire gli ebrei al Cristo. Ecco dunque la vittoria dei Framassoni.

Tra le poche voci che contestano le posizioni del Vaticano II e della Nostra Aetate, Padre Luigi Macali, in una lettera del 12 giugno 1965 scriveva: “Nei vari incontri e scontri tra le varie correnti del Concilio hanno sempre la meglio o quasi sempre la meglio i teppisti.[… ] La storia dirà in un domani forse lontano che sulla questione ebraica non tutti si sono arresi di fronte alla forza dell’oro, alla violenza della pressione morale e non solo morale, dirà che non tutti hanno preferito ancora una volta condannare Cristo per assolvere Barabba. Ma dove sta andando la Chiesa romana? I nemici mortali della Chiesa celebreranno in gran segreto […] per essere riusciti a ottenere che la Chiesa distrugga se stessa con le proprie mani […] Dall’inizio ad oggi tutti i mali, tutte le persecuzioni della Chiesa sono uscite dalle Sinagoghe […], sono avvenute ad opera o non senza il valido aiuto dei discendenti di Giuda, ed oggi la Chiesa è arrivata al punto di accusare se stessa e assolvere il suo più antico e mortale nemico.”                                                                                 (Fondo Carli, 28.23 riportato in storia del Concilio Vaticano II, Volume IV, p.184n, Bologna, Il Mulino,  1999)                                                                                               

https://www.radiospada.org/2015/09/questione-ebraica-piergiorgio-seveso-introduce-pensieri-teologicamente-scorretti-di-p-vassallo/

Il documento Nostra Aetate fu formulato dal Cardinale Gesuita Augusto Bea di origini giudaiche, accusato di essere membro del B’nai B’rith, loggia massonica ebraica  che non ammette al proprio interno se non affiliati giudei e che sostiene lo stato d’Israele. Vorrei solo aggiungere un dettaglio piccolo ma non da poco: i papi almeno a partire dal Risorgimento ad ora sono ebrei e massoni.

Fra i vari attestati di fiducia ricevuti da Papa Francesco Bergoglio, di discendenza giudaica, dopo l’elezione al soglio pontificio nel 2013 vi furono quelli del B’nai B’rith International. Il 25 Gennaio 2015 il papa riceve in Vaticano una delegazione del B’nai B’rith International, confermando la continuazione del dialogo ecumenico rimasto inalterato dai tempi del pontificato di Benedetto XVI, Papa Ratzinger, cognome ebraico ashkenazita.

Naturalmente qui il problema non è di essere o non essere giudei, ma di essere o non essere sionisti e massoni, di agire per il bene di tutti o di agire per la minoranza potente ed elitaria. Ci sono moltissimi ebrei nella classe bassa del popolo che sono persone normali, come lo sono tutti. Fa la differenza.

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