Il Cristo che viene nella carne

Articolo N. 49

Un versetto controverso: 2 Giovanni 7

In un post che ho pubblicato recentemente, ho sostenuto la tesi che il Cristo e i 144000 regneranno sulla terra e dalla terra come esseri partecipi di una doppia natura, angelica ed umana. Così mi ripromettevo di tornare sull’argomento con ulteriori prove a sostegno. Cosa che mi accingo a fare di seguito.

C’è un versetto nella seconda lettera  di Giovanni che parla del Cristo come di colui che deve venire nella carne. Il testo dell’epistola così legge: “Poichè sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo  venuto nella carne. Questi è l’ingannatore e l’anticristo.” Ora, questa traduzione, come diverse altre, è assolutamente sbagliata. Si cerca di applicare la scrittura alla venuta sì del Cristo come uomo nella carne, ma al tempo della sua incarnazione e del suo ministero terreno.

Tuttavia, qui l’argomento è un altro. Si tratta della futura venuta del Messia come re effettivo e regnante. Per intenderci, si tratta del momento in cui, dopo la fine di questo sistema di cose, egli prende le redini del mondo come dichiarato in Ri 11:15.

Il problema sollevato da questo versetto sta nel tempo verbale applicato a quella venuta. Gesù viene spesso presentato come colui che viene, il veniente. Per esempio in Matt 11:3  Giovanni il Battista, dal carcere, manda a chiedere: Sei tu colui che viene – ὁ ἐρχόμενος – o dobbiamo aspettare un altro? o in Ebrei 10:37 dove leggiamo: Poichè ancora “pochissimo tempo” e “colui che viene – ὁ ἐρχόμενος – arriverà e non tarderà”. Queste sono locuzioni verbali costruite con il participio presente del verbo ἐρχόμαι (erchomai), in funzione di futuro.

Ciò che fa differire questo versetto  della seconda lettera di Giovanni da tutti gli altri consimili è il fatto che qui si parla di una futura venuta del Cristo nella carne, ἐν σαρκί, e non, come sarebbe normale aspettarsi, come di una potenza spirituale invisibile, che viene nelle nubi.

Il testo di 2 Giovanni 7 in greco risulta essere il seguente: ὅτι πολλοὶ πλάνοι ἐξῆλθον εἰς τὸν κόσμον, οἱ μὴ ὁμολογοῦντες Ἰησοῦν Χριστὸν ἐρχόμενον ἐν σαρκί· οὗτός ἐστιν ὁ πλάνος καὶ ὁ ἀντίχριστος.

In questo caso, ἐρχόμενον è un participio predicativo del complemento oggetto. Hanno questo participio i verba dicendi o declarandi, che sono i verbi del dire, i quali indicano azioni o processi legati all’attività verbale, come parlare, dire, negare o dichiarare. Nella fattispecie, all’interno della frase che stiamo considerando, abbiamo il verbo negare che è a tutti gli effetti un vero e proprio verbo dicendi.

Ora molti commentatori provano a classificare questa forma verbale di erchomai come un participio dell’imperfetto, cioè una forma verbale al passato, ma questo è assolutamente inaccettabile. Daremo delle prove. Molte prove. Esamineremo infatti parecchi versetti che contengono chiarimenti utili al nostro caso.

1 Giov 4:2 Ogni espressione ispirata che confessa Gesù Cristo venuto nella carne ha origine da Dio. In questo caso troviamo che la locuzione “venuto nella carne” viene resa  con il greco ἐν σαρκί ἐληλυϑότα. Qui sì, c’è il verbo al participio perfetto. Non è un participio presente. Il Cristo è presentato come uno che “è venuto nella carne”.

Matteo 3:7  riferisce di Giovanni il battezzatore quando scorge “molti farisei e sadducei che venivano al battesimo…”  La forma verbale è ἐρχομένους, participio presente.

Matteo 3:11 Qui il Battista riferisce del Cristo come di uno “che viene dopo di me” ὁπίσω μου ἐρχομένος, la forma verbale è un participio presente. Uno che viene dopo di me esprime un tempo futuro.

Matteo 16:28 Al momento della sua trasfigurazione Gesù disse che “Alcuni di quelli che sono qui non gusteranno affatto la morte prima di aver visto il Figlio dell’uomo venire (ἐρχόμενον , participio presente con significato di futuro)  nel suo regno”.

Matteo 24:30 “Tutte le tribù della terra si percuoteranno con lamenti e vedranno il Figlio dell’uomo venire (ἐρχόμενον , participio presente con significato di futuro)sulle nubi…”

Matteo 26:64 “Vedrete il Figlio dell’uomo venire (ἐρχόμενον , participio presente con significato di futuro) sulle nubi…”

Potrete confrontare voi stessi Marco 13:26;14:62; Luca 21:27; Giovanni 1:9; 6:14,37; Atti 19:4. In tutti questi esempi il participio presente di erchomai è usato con valore di presente o di futuro. Mai di passato.

Oecumenious, uno studioso vissuto tra il 7° e il 9° secolo, considerava la forma verbale ἐρχομένος come un participio con valore di futuro e riferito alla seconda presenza del Cristo.

A sostegno ulteriore esaminiamo 1Tessalonicesi 1:10 dove si parla dell’ira che deve venire, ὁργῆς τῆς ἐρχομένης,  e che è un evento totalmente futuro. Anche il sistema di cose avvenire viene definito nei sacri testi come ἐρχομένος. Infatti, in Marco 10:30 si fa riferimento a qualcosa di assolutamente futuro, la vita eterna, che si riceverà in un sistema di cose avvenire, ἐν τω αίωνι τω ἐρχομένω. Ciò che se ne deduce è che il participio presente di erchomai non è mai riferito al passato ma sempre al futuro. (Cf Luca 18:30)

Come si concilia tutto questo con l’idea che l’avvento del Cristo come re debba essere un evento totalmente invisibile, come di uno che viene nascosto dalle nubi? Il Cristo arriva invisibile all’inizio della parousia ma diviene visibile nella carne quando comincia a governare nel nuovo sistema di cose. Allora egli dominerà come re sulla terra essendo manifesto anche nella carne.

Ci sono ancora passi molto probanti su questo argomento, uno dei quali si trova in Efesini 5:28-32 dove si parla dell’unione fisica di moglie e marito. Vi si legge che come ogni uomo deve amare la moglie come il proprio corpo, anche il Cristo fa con la congregazione. A questo punto Paolo dice: “I due diverranno una sola carne. Questo sacro segreto è grande. Ora parlo riguardo a Cristo e alla congregazione.” Perchè? Come dice Paolo, “Perchè siamo membra del suo corpo”, come chiaramente espresso in Efesini 5:30.

Qui sono espresse parole estremamente segrete, che solo coloro che appartengono al corpo di Cristo possono afferrare. Questi sono la sua sposa e tra di loro e il Cristo si svilupperà un rapporto coniugale. La caparra di cui si parla in 2Corinti 1:22 e 5:5 é un semplice anticipo di tutto questo. Efesini 1: 13-14 esprime queste parole: “siete stati suggellati col promesso spirito santo, che è una caparra della nostra eredità”. Tutto questo ha un doppio valore, sia celeste che profondamente, intimamente terreno.

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