Caino, figlio di un adulterio

Articolo N. 45

Con Adamo,  Eva riceve il comando di essere feconda, moltiplicarsi e riempire la terra. Ovviamente avrebbe avuto figli. Come succede a ogni donna, la voglia di scoprire il senso di quelle parole era per lei fonte di curiosità e di ricerca. In principio lei e Adamo erano ancora due cose diverse. Adamo per lei rappresentava tante cose, un fidanzato, un padre e perfino un fratello. Quando Adamo si era svegliato e se l’era vista accanto la prima volta si era rallegrato un bel po’. Finalmente aveva una donna come suo complemento.

Lui oramai era un uomo, ma la creatura aveva bisogno di tempo. Per crescere, formarsi e divenire una compagna sempre più innamorata ed attenta. Lui doveva aspettarla. Fino a che lei fosse pronta a diventare sua moglie. Perciò Dio gli diede anche  un altro comando. Un divieto di cui era stato informato anche prima di avere una donna al suo fianco. Di ogni albero del giardino si poteva mangiare a piacere. “Ma in quanto all’albero della conoscenza del bene e del male” non ne doveva mangiare. Questo divieto era rivolto ad Adamo specificamente. ‘E Geova Dio impose all’uomo anche questo comando: “Non ne devi mangiare, poichè nel giorno in cui ne mangerai positivamente morirai.” ‘

Adamo avrebbe conosciuto Eva nell’intimità, ma non subito. Adesso non si poteva, non era ancora il momento. I tempi non erano ancora maturi. Tra di loro ci sarebbero stati gradi e gradi di conoscenza. La loro unione doveva essere progressiva, un conoscersi prima come persone, come esseri intelligenti, personalità multiformi, dotate di sentimento e percezione spirituale. Era un periodo di fidanzamento.

Dovevano anche dimostrare ubbidienza. Non avrebbero dovuto toccare il frutto dell’albero in mezzo al giardino. Era quello un periodo di prova. L’albero della conoscenza del bene e del male era una metafora, un simbolo. Adamo avrebbe dovuto aspettare il momento giusto per conoscere carnalmente sua moglie. Doveva rispettare il consiglio divino. Dio lo avrebbe guidato in modo da costruire con lei un legame solido, resistente, inscindibile. Il presupposto non era semplicemente fondato sul piacere dei sensi. Era un legame più profondo che avrebbe tenuto conto di una complessità di esigenze. Era la costruzione di un amore altruistico, in base al quale Adamo avrebbe imparato a mettere i bisogni di sua moglie prima dei suoi.

Cosa sarebbe accaduto se, in un periodo di prova, i due avessero concepito un figlio perfetto? Prima di concepire un figlio, i due avrebbero dovuto dare prova della loro ubbidienza a Dio. Dovevano anche dimostrare di avere rispetto per il dono divino delle loro facoltà sessuali e riproduttive. C’era prima da imparare la padronanza e l’autocontrollo. Avevano senz’altro bisogno di superare quel semplice test.

Come succede in qualsiasi verifica, anche la prova da affrontare in Eden era alla portata dei candidati, ma superarla non era per niente scontato. Sennò che prova sarebbe stata? Mettere al mondo figli in un periodo di tal fatta era qualcosa di assolutamente contraddittorio. Avrebbe significato dover poi sottomettere singolarmente una serie di individui allo stesso test. Questo perché solo chi avesse mostrato ubbidienza avrebbe poi avuto la vita eterna. Romani 5:12 precisa il fatto che “un solo uomo” si trovò ad affrontare la prova e venne meno al bersaglio. In lui c’era la vita di tutti i suoi figli. Ne era responsabile.

La prova doveva essere ragionevolmente estesa nel tempo. Una regolare sessione d’esame ha un inizio e una fine. Come in una classe di studenti dove si da un tempo per eseguire la verifica. L’insegnante da l’esercizio e definisce il tempo a disposizione. Stabilisce cioè un orario per la consegna dell’ elaborato. Perciò i due candidati dell’Eden dovevano concentrarsi ed eseguire. Era un tempo per riflettere e dare prova di tutte le loro capacità di sacrificio e di abnegazione.

Senza queste capacità il loro rapporto non sarebbe stato in grado di resistere alle sfide del tempo. Adamo l’aveva capito e quindi aspettava. Ma nel giardino qualcun altro cominciava ad avere altri progetti. Così Eva finì con l’essere circondata da attenzioni sempre più pressanti e finì per lasciarsene sopraffare. Fu sedotta da qualcuno più astuto e potente di lei. Satana è definito seduttore in Apocalisse 12:9, uno che si trasforma in angelo di luce. Un omicida. E la storia è lunga.

Sta di fatto che si approfittò di Eva con l’inganno e fece di lei la madre di esseri multiformi. Il primo parto dovette essere gemellare. La scrittura dice che Adamo “conobbe” Eva ed essa rimase incinta. “A suo tempo partorì Caino e disse : “Ho prodotto un uomo con l’aiuto di Geova”. Poi ancora partorì Abele, suo fratello.”  Siamo generalmente abituati a pensare che questo versetto ci presenti la storia di due gravidanze e di due parti diversi. In realtà non è detto.  Esaminiamo con attenzione l’intero contesto. Adamo conobbe Eva e ci fu un  un parto. Nascono due gemelli. La cosa non è insolita nella vita e nelle Scritture. Pensiamo a Giacobbe ed Esaù o ai figli di Tamar da Giuda. Nel caso di Eva si era trattato di una poli-ovulazione, caso raro ma possibile. La donna, in tale circostanza, porta a maturazione due ovociti in momenti separati all’interno di un unico ciclo mestruale. Nascono due gemelli concepiti in due momenti di poco successivi.

I due bambini di Eva furono evidentemente molto diversi e si capisce. Di Caino Eva sembra subito molto più fiera. Addirittura dice di avere avuto un figlio da Geova. Ricordiamo che spesso nella Bibbia  un angelo viene presentato come Geova. Per esempio Genesi 18 racconta di Abramo: “Geova gli apparve poi fra i grossi alberi di Mamre, mentre sedeva all’ingresso della tenda verso il caldo del giorno. Quando alzò gli occhi, allora guardò ed ecco tre uomini stavano in piedi a una certa distanza da lui.” Abramo si precipita loro incontro e si rivolge loro dicendo: “Geova, se, ora, ho trovato favore ai tuoi occhi…” E il racconto prosegue al versetto 13: “Quindi Geova disse ad Abramo…”. Si comprende che nessuno ha mai visto Geova, neppure Mosè, e che Geova si relazionava con gli uomini tramite angeli. Quindi, anche nel giardino di Eden, Eva poteva rivogersi a un angelo riferendosi a lui come “Geova”.

Subito dopo aver menzionato il parto del primo figlio di Eva, il testo sacro scrive: Eth qanì + tetragramma. La preposizione eth è usata anche nella locuzione “avere rapporto sessuale con qualcuno”. Eva quindi riconosce al figlio Caino una paternità non adamica. Avrebbe potuto dire: ho acquistato un figlio da mio marito, ma non lo disse. Disse un’altra cosa. Di Abele non disse nulla. Ma il nome del bambino è di per sè un indizio. Significa soltanto vapore.

I due bambini erano molto diversi e Caino cominciò presto ad odiare il fratello. Questo in accordo con la profezia fatta al serpente: “Metterò inimicizia tra te e la donna, tra il tuo seme e il seme di lei.” Il rapporto tra questi due fratelli fu subito un chiaro paradigma. Erano nati da semi di natura diversa.

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