Genesi di due civiltà

Articolo N. 40

Caino è un personaggio maledetto e fin dall’inizio si comporta come tale. Nella Bibbia, l’apostolo Giovanni parla della sua origine come di uno generato dal Diavolo. Per questo scanna suo fratello. Subito dopo l’assassinio, Dio si presenta a lui con una condanna. E non una condanna qualsiasi. “E ora sei maledetto, al bando dal suolo…Diverrai vagante e fuggiasco sulla terra”. Genesi 4:12

 Il maledetto viene spedito nella terra di Fuga, a Nod, che significa letteralmente la terra dei vagabondi e dei fuggiaschi, un luogo dove nessuno dei suoi parenti lo potrà mai più incontrare. Il malcapitato si lamenta, si dispera: “La mia punizione per l’errore  è troppo grande da portare. Ecco, in questo giorno mi cacci dalla superficie del suolo, e sarò nascosto alla tua faccia; e dovrò divenire vagante e fuggiasco sulla terra, ed è certo che chiunque mi troverà mi ucciderà.” Genesi 4:13,14

Comunque, niente da fare, il trasgressore deve portare la sua pena. D’improvviso si trova in un nuovo ambiente. Conosce una donna che diventa sua moglie. Dopo un po’ nasce un figlio.  Quindi comincia a edificare una città. Bella faccenda. Era da solo in una terra sconosciuta ma d’improvviso gli spunta fuori una moglie.  Addirittura, un po’ dopo fonda una città.

E fondare una città non è un lavoro solitario. Ci vuole tanta gente. Tutto sommato, lui era un inesperto che aveva sempre fatto il contadino, che aveva vissuto in una famiglia di pochi individui. Il suo retaggio era questo. Poteva al massimo aver costruito qualche casupola, due o tre tende, un recinto per animali o una baracca per riporre le poche cose dei campi. Poco più.

Ma allora, in quella sua nuova assegnazione, in quel suo nuovo mondo, viveva proprio da solo? Chiediamoci: in quale bagno penale era finito? Era stato allontanato dal mondo di Adamo, un mondo già di per sé difficile, ma veniva mandato in una terra ancora più ostile. Eppure incontrava gente e diventava costruttore e architetto.

 Ad Adamo era stato dato  un brutto avvertimento. La terra non gli avrebbe dato un risultato facile. Per ottenerne il frutto avrebbe dovuto faticare un bel po’. Ma Caino dove mai era stato spedito? Il suo primo timore era che chiunque lo avrebbe incontrato avrebbe potuto ucciderlo. Eppure, dopotutto, chi avrebbe potuto incontrarlo, se andava in esilio in un luogo inaccessibile e ignoto? Di certo nessuno, a meno che lui sapesse di dover incontrare altri esseri umani, forse gente prepotente e vendicativa, proprio lì,  nel posto dove andava.

Supponiamo che venisse a trovarsi in mezzo ad una società degradata, formata da individui provenienti da altri mondi alternativi. Perché l’abbiamo già detto, sulla vasta piattaforma terrestre ci sono mondi molteplici. (Cfr. Ebrei 1:2; 11:3)

Così Caino, scacciato fuori dal mondo di Adamo, si ritrova in una specie di bagno penale, un luogo di confino dove si incontrano individui di vario tipo e di varia provenienza,  tutti lì per scontare una pena. E’ come un campo di concentramento, dove ci sono persone di pelli e caratteristiche diverse: i bianchi, i neri, i gialli o i rossi. In principio, perciò, ci dovette essere  una partenza ibrida, un incrocio  tra ceppi spirituali ed umani diversi. Una partecipazione di individui diversi, spirituali ed umani, ma non sempre un luogo di osmosi. L’umano rimane l’umano. Però ci sono i giganti.

Se l’umanità odierna fosse stata originata da un’unica coppia, composta da Noè e da sua moglie, ci sarebbero stati uomini e donne  di un unico colore. Quando mai una coppia di gialli mette al mondo un bambino nero se non c’è stato in passato qualche forma d’incrocio? Sarebbe difficile da capire e spiegare come ben presto nascessero figli così diversi.

Sicuramente, nella terra del postdiluvio ci furono ancora i temibili giganti. In tutto l’antico testamento se ne fa una gran questione. Per esempio, le spie mandate a esplorare il paese di Canaan riferirono a Mosè: “Vi abbiamo visto quelli nati dai figli di Anac…e vi abbiamo visto i nefilim, i figli di Anac che sono dai nefilim, così che ai nostri propri occhi eravamo eravamo divenuti come cavallette; e così eravamo divenuti ai loro occhi.” Numeri 13:28;33 Ma come, 800 anni dopo il diluvio ci si incontra ancora e di nuovo coi nefilim?

Perciò, a questo punto introdurremo una nuova domanda: In quale terra finì per approdare Noè? Fin dall’inizio, arrivando in questo nuovo mondo con la loro famiglia,  gli uomini e le donne, reduci dal grande sbarco, dovettero  fare degli incontri. Cercherò di spiegare. Erano approdati in una terra ormai civilizzata, già piuttosto abitata, ormai resa fertile e in grado di produrre, dove già “Cananei” e “Cainiti”, i Cheniti, avevano costruito imperi e città.

Ezechiele 17:4 parlando della grande aquila e di una pianta di cedro li descrive: “Svelse la medesima cima dei suoi germogli e venne a portarla nel paese di Canaan”. Pensavo: Noè come la cima dei germogli d’un albero che si trapianta in un campo. “Come un salice presso vaste acque, come un salice lo piantò.” Era un cedro, poi un salice. Infine diventa una vite lussureggiante.

Beh, sì. Adesso che la terra aveva raggiunto  una buona capacità produttiva, anche la civiltà lungo il Nilo era in grado di  esprimersi con notevole raffinatezza culturale ed artistica. Anche la discendenza di Giacobbe trascorse lì un certo periodo. Ci sono testimonianze di questa civiltà che risalgono a cinquemila anni fa, mille anni prima del diluvio.

Ma riassumiamo, tornando a bomba. Adamo, dopo la disubbidienza, viene mandato fuori dal proprio mondo, l’Eden. Si apre un “portale”, viene “teletrasportato” a  migliaia di chilometri in un altro mondo, meno ospitale e non ancora preparato ad a favorire l’essere umano. La terra non è ancora dissodata e produce poco. Caino, un po’ dopo, viene cacciato dal mondo di Adamo in una terra ancora più ostile. Partono in contemporanea due civiltà diverse, entrambe minacciate dalla costante prepotenza dei nefilim, i figli ibridi di un essere umano e di uno spirituale. (Genesi 6:1-6)

E questo è il punto. Chi furono gli esseri che vivevano nel bagno penale? Probabilmente gente come Caino, nati da una contaminazione, ma dopotutto umani. Stavano lì in attesa di ulteriori provvedimenti. Per il Cristo si doveva aspettare.

Era un regno frequentato sì dagli angeli, ma esseri spirituali deviati, sotto condanna. Era gente ai lavori forzati, incaricata alla preparazione di un ambiente terreno adatto agli esseri umani. Fondatori di civiltà, ma pur sempre malvagi.

Così, da subito si sviluppano due civiltà, quella di Adamo in un luogo che il diluvio ha sommerso e quella di Caino, preparatoria alla nostra salvezza. Due mondi che, qualche volta,  poterono perfino venire a contatto. Pensiamo ad Enoc, il settimo uomo nella discendenza di Adamo. Di lui, nella lettera agli Ebrei 11:5, si legge che fu “trasferito in modo da non vedere la morte, e non fu trovato in nessun luogo  perché Dio l’aveva trasferito, poiché prima del suo trasferimento ebbe la testimonianza d’essere stato accetto a Dio.”

Il suo compito era un compito profetico, quello di annunciare il giudizio di Geova.(Giuda 14,15) Uno stesso giudizio che si estendeva agli uomini dei due mondi contigui, quello dei discendenti di Adamo e quello dei discendenti ibridati di Caino.

La civiltà nata da Adamo finirà distrutta nell’acqua del diluvio. Noè con i figli e le mogli  verranno presto in contatto con la civiltà variegata di Caino e dei suoi discendenti. Noi che viviamo adesso siamo discesi da loro.

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