I testimoni di Geova e la privacy – parte 3

Articolo 35.

Non permettono accesso libero ai dati.

Non ve l’ho detto, ma qualche giorno fa la Betel ha risposto alla mia richiesta di avere i miei dati. Mi hanno risposto con una raccomandata in cui mi si elencano i miei rapporti di servizio degli ultimi anni. Mi si dice invece che tutti gli altri dati sono stati cancellati. Già qui c’è una cosa non corretta. Se mi han potuto mandare la raccomandata è perché hanno il mio indirizzo di casa, dato che non mi hanno elencato tra quelli in loro possesso.

Sebbene me lo aspettassi non nascondo il disappunto. Ma si apre così un nuovo argomento: la Watchtower non consente un accesso libero ai dati. Penso infatti alla gestione che gli anziani di congregazione hanno fatto dei miei dati. La congregazione Romena in cui sono stato diversi anni, per esempio, invia alla congregazione Italiana in cui ritorno una lettera di presentazione in cui scrive che io penso che la Terra sia piatta. Abbiamo visto nell’articolo precedente che credere nella piattezza della Terra è un dato sensibile che i Testimoni di Geova non possono trattare in quanto non hanno l’autorizzazione del Garante per farlo.

Ad ogni modo lo hanno fatto e chissà quante sono state in tutto il mondo simili lettere di presentazione abusive in quanto trattanti argomenti scottanti. Ad ogni modo il GDPR consente di avere l’accesso ai dati. Quindi supponiamo che io sapendo che una lettera di presentazione è stata inviata e stia pensando di volerla leggere. Il GDPR mi dice che ne posso fare richiesta.

l’articolo 15 del regolamento dice che non solo posso richiedere una copia dei dati ma anche le seguenti informazioni:

  1. le finalità del trattamento;

    b) le categorie di dati personali in questione;

    c) i destinatari o le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali;

    d) quando possibile, il periodo di conservazione dei dati personali previsto oppure, se non è possibile, i criteri utilizzati per determinare tale periodo;

    e) l’esistenza del diritto dell’interessato di chiedere al titolare del trattamento la rettifica o la cancellazione dei dati personali o la limitazione del trattamento dei dati personali che lo riguardano o di opporsi al loro trattamento;

    f) il diritto di proporre reclamo a un’autorità di controllo;

    g) qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;

    h) l’esistenza di un processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione di cui all’articolo 22, paragrafi 1 e 4, e, almeno in tali casi, informazioni significative sulla logica utilizzata, nonché l’importanza e le conseguenze previste di tale trattamento per l’interessato.

Ok, diciamo quindi che possiamo farci dare e dire un sacco di cose. Ma la Watchtower se ne infischia. In questo la normativa li facilita nelle loro azioni meschine. La norma infatti richiede che loro minimizzino i tempi di conservazione dei documenti per i tempi necessari ai fini previsti. Quindi, per quanto presto noi si scriva la richiesta di avere accesso aidati, per esempio immediatamente dopo l’avvenuto trattamento di undato, loro possono distruggere immediatamente il documento e dire che non ce lo possono dare. Ci viene quindi del tutto impossibile accedere a qualsiasi corrispondenza che parli di noi e non sapremo mai quindi cosa si sono detti.

In generale questa corrispondenza per un Testimone di Geova qualunque risulta essere innoqua. Il problema è per chi si trova in situazioni particolari, che richiederebbe quindi prudenza particolare nella trasmissione e nel trattamento dei dati. In queste situazioni non viene posta invece alcuna attenzione e si creano così le basi per trattamenti discriminatori e limitanti delle libertà fondamentali dell’individuo.

Perchè infatti gli anziani devono venire a conoscenza dei fatti miei? nel momento in cui infatti vengono a sapere alcune cose, la loro mente non è assolutamente preparata ad eliminare il pregiudizio che ne nasce e il trattamento che mi riserveranno non sarà mai più lo stesso creando così gravi ingiustizie in seno alla congregazione.

Ultima nota sta sulle modalità di distruzione dei documenti recanti dati sensibili. Io non potrò mai avere la prova che questi sono stati distrutti, in quanto non c’è un registro che ne consenta la tracciabilità e non vi è alcuna certificazione dell’avvenuta distruzione. Non vengono inoltre seguite le normative europee che determinano le modalità di distruzione. L’argomento è complesso ed è importante che il titolare del trattamento agisca in modo responsabile. Le pene possono essere pesanti. Il codice 196/2003 parlava di conseguenze anche penali:

 Sussiste inoltre anche una responsabilità di carattere penale contemplata al comma 1 dell’articolo 169 (Misure di sicurezza), che prevede che Chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall’articolo 33 è punito con l’arresto sino a due anni.

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