Custoditi per il fuoco

Articolo N. 25

Che nella Bibbia si parli della distruzione del mondo in cui viviamo non è affatto un mistero. Le ultime parole del libro di Malachia vi alludono in maniera non velata: “Affinché io non venga e realmente colpisca la terra, votandola alla distruzione.”

Dunque la Bibbia indica chiaramente che la terra ha delle fondamenta. Anche i cieli hanno fondamenta, così come pure hanno delle estremità. Gesù disse chiaramente  che i cieli e la terra hanno delle estremità. Matteo 24:31 riferisce queste sue parole: “Raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli”.

Naturalmente se la terra fosse un globo non potrebbe avere estremità e neppure i cieli intorno ad essa. Né i cieli avrebbero fondamenta. Viceversa, se la terra è un circolo sormontato da una volta celeste solida, sicuramente esistono estremità invalicabili.

Giobbe, a proposito dei cieli, li descrive come un’entità solida. Al capitolo 37:18 si legge: “Puoi tu battere con lui i cieli nuvolosi, duri come uno specchio di metallo fuso?”

Ora ci si potrebbe chiedere: la terra e i cieli sotto i quali ci muoviamo possono venire disintegrati? Qui citeremo  dalla lettera agli Ebrei, capitolo 1:10-11 dove si legge: “Tu in principio, Signore, ponesti le fondamenta della terra e i cieli sono le opere delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimarrai continuamente; e tutti invecchieranno come un abito, e tu li avvolgerai come un mantello, come un abito; e saranno mutati…”

Queste parole richiamano alcuni versetti dei profeti. Isaia scrisse al capitolo 34:4 “E tutti quelli dell’esercito dei cieli devono marcire. E i cieli devono arrotolarsi proprio come un rotolo di un libro; e il loro esercito avvizzirà tutto, proprio come avvizzisce il fogliame della vite e come un fico avvizzito cade dalla pianta del fico.”

Allo stesso modo, parlando del giorno dell’ira di Geova, Giovanni scrive in Apocalisse 6:14  “E il cielo si arrotolò come un rotolo che si avvolge, e ogni monte e ogni isola furono rimossi dai loro luoghi.”

Il salmo 102:25-26 dichiara: “Molto tempo fa ponesti le fondamenta della terra, e i cieli sono l’opera delle tue mani. Essi stessi periranno…proprio come una veste tutti si consumeranno. Proprio come un abito tu li sostituirai, e finiranno il loro turno.”

Questo riferimento alla rotazione dei cieli che si avvicendano uno dopo l’altro richiama fortemente la visione di Paolo quando fu nel terzo cielo e poi in paradiso. Inoltre si collega strettamente alle parole di Pietro che nella sua seconda lettera capitolo terzo si riferisce al mondo di Noè che subì la distruzione per mezzo dell’acqua, ai cieli e la terra che sono ora e che sono riservati per il fuoco, e poi ai nuovi cieli e alla nuova terra, il mondo che sta per venire.

In taluni casi questa molteplicità di mondi si esprime nelle scritture greche  con un’espressione particolare data al plurale: “sistemi di cose”. Per esempio, Ebrei 11:3, secondo la versione del Nuovo Mondo, legge: “Per fede comprendiamo che i sistemi di cose furono posti in ordine dalla parola di Dio, per cui ciò che si vede è sorto da cose che non appaiono”.

Alcune tra le varie traduzioni in inglese traducono l’espressione “sistemi di cose”  con la parole universo ma parecchie con l’espressione “i mondi”. La Bibbia Riveduta in Italiano così come varie altre traduzioni, per esempio la CEI-UECI, rendono il versetto come segue: “Per fede noi sappiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio.”

Dovremmo pure riflettere che questi “sistemi di cose” o mondi non sono realtà invisibili ma sono qualcosa che si vede, entità non astratte, come per esempio il tempo, ma oggetti fisici che sorgono da cose che non appaiono.

Ignorare il fatto che Dio abbia creato mondi molteplici impedirebbe una piena comprensione dell’intero procedimento della salvezza. In che senso? Nel senso che, se esistono altri mondi oltre a quello in cui noi dimoriamo oggi, Dio sottrarrà il suo popolo a tutto quel lungo processo di combustione a cui andrà soggetto questo mondo di ora. Ecco perché non si dovrebbe più temere la cosiddetta grande tribolazione.

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