I Testimoni di Geova e la privacy

Articolo N. 20

 

L’ argomento è delicato. Per quanto i TG operino nella maggioranza dei casi in modo legale o almeno si sforzino di farlo, operare in modo morale e pulito è un’altra cosa. Quando sei TG, non ti rendi conto di quanto i tuoi dati personali vengano maneggiati e neanche te lo chiedi. Quando però nella vita di congregazione inizi a subire maltrattamenti perché forse hai iniziato a capire qualcosa e non sei più così convinto come TG, ecco che inizi a vedere i movimenti sui tuoi dati come un vero e proprio sopruso.

Fino al maggio 2018 i TG non dovevano firmare nulla per il consenso al trattamento dei dati, il consenso veniva considerato come qualcosa di tacitamente concesso al momento del battesimo. Dal maggio del 2018 le cose sono cambiate a causa della legge 679 del 2016 conosciuta anche come GDPR, per cui ai TG è stato proposto un modulo da firmare per dare il consenso al trattamento dei dati. Chi non ha dato il consenso rimane TG ma non può ricevere determinate responsabilità o fare alcune cose all’interno della congregazione. Ma penso che qualcuno potrebbe chiedersi come mai sia necessario firmare tale consenso. Come  e perchè vengono trattati i dati di un membro della congregazione dei Testimoni di Geova?

Nel modulo da firmare le ragioni riportate al trattamento dei dati sono “per partecipare ad alcune attività religiose legate alla … fede e per ricevere assistenza spirituale.”

Mentre il primo motivo può essere più o meno chiaro, la maggioranza dei Testimoni di Geova non ha ben chiare le implicazioni del secondo punto.

Non voglio in questo articolo elencare le infinite evenienze che potrebbero dare il via ad un cattivo utilizzo dei dati personali da parte della congregazione. Tuttavia vi voglio solo raccontare la mia esperienza per dare un’idea di quanto dannoso può essere il trattamento dei dati privati. Comunque, per lo più, i membri della Watchtower non sospettano di dover verificare di persona.

Era l’ottobre del 2015. Avendo scoperto che la Terra è piatta e che la Bibbia sostiene completamente questa idea, la persona con cui collaboro regolarmente (come sapete siamo in due fuoriusciti) scrisse alla Betel di Roma per menzionare la scoperta e alcune prove scientifiche e bibliche.

La Betel di Roma rispose, mettendo in conoscenza gli anziani della congregazione. Si trattava di una lettera dai toni piuttosto arroganti e intimidatori in cui si parlava velatamente di apostasia. Non c’era alcuna vera analisi o argomentazione delle prove presentate ma veniva riportata piuttosto una difesa un po’ stucchevole della storia dell’esplorazione dello spazio e della tecnologia dei satelliti. Naturalmente nella lettera era evidente l’aspettazione di vedere pienamente accettate le considerazioni scritte e chiudere l’argomento. Noi non potevamo accettare una lettera così male argomentata ed arrogante, un vero calcio ai diritti minimi di ricerca e pensiero della persona.

Io servivo in un’altra congregazione. Avevo parlato agli anziani della mia congregazione, che avevano subito iniziato una fervente attività di mobbing contro di me. Fatto sta che alla prima visita del Sorvegliante di Circoscrizione mi chiamano per un colloquio in saletta. Il sorvegliante inizia a parlarmi della lettera inviata dalla Betel alla mia compagna di avventura. Il sorvegliante aveva infatti chiamato la Betel e se l’era fatta mandare, in modo da usarla contro di me nella sua opera disciplinatorio-pastorale.

Lì per lì ho subito il colpo. Ma nei giorni seguenti ho meditato sull’abuso subìto. Il sorvegliante, e mi verrebbe una voglia matta di scrivere qui nome e cognome, ma non lo faccio per rispetto della privacy, aveva fatto richiesta di una lettera che non era indirizzata a me ma ad una persona che quel sorvegliante assolutamente non conosceva. La Betel non si è fatta il minimo problema e gliene ha inviata una copia. E il bello è che il sorvegliante non si è fatto il problema di dirmelo, rivelando così una sensibilità pari a zero dei diritti degli altri. Quanto sono vere le parole di Isaia 3:12: “Il mio popolo è maltrattato dai suoi soprintendenti…Popolo mio, quelli che ti guidano ti portano fuori strada e non ti fanno trovare il sentiero da seguire”.

Ma le cose non sono finite lì. Dopo qualche mese mi chiamano in saletta due anziani. Tirano fuori la lettera e iniziano a chiederemi quali fossero i miei sentimenti in relazione alla lettera inviata all’altra congregazione, alla mia compagna di sventura. Allora ho chiesto loro da dove avessero la lettera. L’avevano chiesta agli anziani dell’altra congregazione. Né un corpo degli anziani, nè l’altro ovviamente si sono fatti il minimo problema nel trasmettersi lettere private indirizzate ad un fratello, per farne uso contro un altro.

Passano altri mesi. La vita in congregazione diventa insopportabile, per cui decido di andarmene e tornare alla mia congregazione di origine: stavo servendo in una congregazione di lingua Rumena. Naturalmente i soprusi non sono finiti. La congregazione romena invia infatti una lettera di presentazione alla mia nuova congregazione. Tutta la mia situazione viene descritta  immagino nei minimi particolari. Immaginate quindi che accoglienza ricevo nella nuova congregazione. Un vero incubo.

Nell’arco dei mesi in cui avvengono queste cose abbiamo scritto più volte a Warwick per chiedere spiegazioni sulla Terra e sui simboli solari utilizzati dalla Watchtower. Il Corpo direttivo ci scrive e ci ammonisce a non continuare le nostre ricerche. Ovviamente non viene fatta nessuna argomentazione ma veniamo semplicemente ammoniti. Ma mi chiedo io: ho dedicato la mia vita alla verità e tu non riesci a darmi una semplice risposta quando ti chiedo come mai hai costruito una sala assemblee a forma di piramide di Horus in Danimarca? Beh, mi scadi parecchio.

In conseguenza a questa lettera ci dissociamo. Ma prima arriva il sorvegliante a casa mia e cosa mi dice? Ho ricevuto da Warwick la lettera che avete mandato loro. Allora gli chiedo ma quante lettere, visto che ne abbiamo mandate parecchie? Alla domanda non mi risponde. Capite un altro problema nel trattamento di dati riservati per attività pastorale? Possono venire utilizzati contro di me informazioni parziali e volutamente non chiare e io non lo verrei a sapere perché, se loro possono usare appieno le informazioni, a noi vengono invece negati i minimi diritti ad un’informazione chiara e trasparente.

Comunque ci siamo dissociati. Ma ancora non siamo alla fine. Con la dissociazione consegno anche una lettera con la quale recedo dal consenso per la privacy e faccio richiesta di avere indietro tutte le lettere, documenti e comunicazioni che contengano il mio nome. Sono passate tre settimane. Pensate che mi consegneranno quanto ho chiesto? Io non penso ma vi farò sapere. Hanno 30 giorni, dice il GDPR.

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