Il tempio come modello cosmico

Articolo N. 18

Per entrare nell’argomento, proviamo a leggere la lettera che Paolo scrisse agli Ebrei. Il versetto 9:1 parla del patto precedente che aveva “il suo luogo santo terreno”. Il testo originale greco rende questa espressione con l’aggettivo kosmikon, per cui il santuario era un luogo terreno nel senso di cosmico. Era una rappresentazione della terra. Perchè?

L’arca come unità di misura.

Prenderemo le misure dell’arca dell’alleanza come punto di partenza e riusciremo a misurare la terra. Secondo le scritture l’arca misurava 111×66,6×66,6 centimetri, cioè secondo l’unità di misura di allora, due cubiti e mezzo per un cubito e mezzo. Il cubito valeva 44,4 cm. Ciò che subito salta agli occhi e stupisce è che che ogni grado di latitudine terrestre misura effettivamente 111 km.

Adesso possiamo partire con un primo modello. Per prima cosa definisco il raggio del circolo della terra su cui noi viviamo tenendo in mente il fatto che ogni grado di latitudine corrisponde a 111 km. Poichè ci sono 180 paralleli, il raggio del circolo della terra risulterà essere il seguente:

111×180 = 19980 km

Una piattaforma rettangolare

A questo punto, supponiamo che la piattaforma contenente la nostra terra e alcune altre sia un rettangolo e ne calcoliamo le misure.(In un prossimo articolo emergeranno le ragioni di questa impostazione di metodo) Considero il raggio di un singolo circolo terrestre come un quinto di una ipotetica piattaforma  che contenga sul lato minore due circoli separati uno dall’altro da una distanza pari a un raggio. Guardando l’immagine sotto si può capire più facilmente.

tempio

19980×5=99900 km  (Lato minore della piattaforma)

Viceversa, il lato maggiore risulterà dal calcolo delle proporzioni. Ricordiamo che i lati dell’arca hano una proporzione di tre a cinque. (1cubito e mezzo e 2 cubiti e mezzo)

Sulla base di queste premesse otterremo i seguenti risultati:

(99900:3)x5 = 166.500km  (lato maggiore della piattaforma rettangolare)

L’arca e la rappresentazione del carro di Geova

1 Cronache 28:18 stabilisce un parallelismo tra l’arca dell’alleanza e la rappresentazione di un carro.  Il testo legge: “e per l’altare dell’incenso, oro raffinato a peso, e per la rappresentazione del carro, cioè i cherubini d’oro per spiegare [le loro ali] e coprire l’arca del patto di Geova.Se ne deduce che l’arca è una rappresentazione del carro. Quale carro? Ezechiele, al capitolo uno dà una meticolosa rapresentazione del carro di Geova. Perciò non dobbiamo dimenticare che l’arca significa anche il carro di Dio. E’ un modello da non trascurare.

Il tempio come luogo cosmico

Gli ebrei avevano sempre tenuto per certo che il vero tempio cosmico era venuto all’esistenza molto prima  del tabernacolo di Mosè o del tempio di Salomone , cioè la terra. Questa idea era implicita  in ciò che affermava Paolo in Ebrei 9:1, quando affermava che il tempio era un luogo cosmico. La stessa idea è espressa in Salmo 78:69. Il testo legge: “Ed edificava il suo santuario proprio come le altezze, come la terra che ha fondato a tempo indefinito.” Qui viene posto un parallelismo netto tra il santuario e la terra.

La stessa cosa si può facilmente dedurre leggendo Ebrei 9:24 che legge: “Poichè Cristo entrò non in un luogo santo fatto con mani, che è una copia della realtà, ma nel cielo stesso…”. Di qui cosa possiamo dedurre? Che il tempio è una copia o un modello della realtà della terra su cui dimoriamo. Nel libro della Sapienza, libro non canonico ma incluso negli scritti letterari e storici del popolo ebreo, si legge una cosa interessante. Si tratta della preghiera che Salomone  fece all’inaugurazione del tempio di Gerusalemme. Egli disse: “mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo monte santo, un altare nella città della tua dimora, un’imitazione della tenda santa che ti eri preparata fin dal principio.” (Cei-Ueci) Anche qui il tempio è visto come simile alla tenda santa, cioè la terra, opera delle mani di Dio.

Spunti dalla letteratura giudaica

Filone di Alessandria, scrittore ebreo, condivise la stessa idea. Egli, nel primo secolo d.C. fece questa affermazione: “La ragione per l’esistenza di tutti gli oggetti nel tempio era di imitare e rappresentare il nostro cosmo.” (Antiquitates Judaicae 111,7,7.) . E, in in De Monarchia 11.2, egli aggiunse che “il tempio del supremo e reale Iddio è l’intero cosmo.”

In tutta l’antichità classica il tempio fu sempre considerato come un modello della terra.E’ vero, quando si parla di un tempio la maggioranza delle persone pensano a un edificio costruito per l’adorazione. Ma il senso originale del termine è un altro. Fin dai tempi più remoti i templi venivano costruiti come modelli in scala dell’universo.

Lo scrittore Varro e la parola latina Templum

La più antica menzione della parola latina templum  si trova negli scritti di Varro (116-27 B.C.)  che considerava il tempio come una sorta di osservatorio cosmico. Questa parola latina era legata all’osservazione del cielo: i templi antichi erano osservatori scientifici. L’universo era considerato un tempio. Era un compendio del macrocosmo localizzato negli stretti limiti di un microcosmo. Al “templum in terra” corrispondeva un “templum in aere”, in cielo. Il tempio sul monte Sion era un modello di qualcosa di più grande.

Partendo da queste premesse, in un prossimo articolo prenderò in considerazione il significato cosmico del carro del primo capitolo di Ezechiele.

 

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