Rifugiarsi a Pella

Articolo N. 7

Gesù ai suoi discepoli disse: “Perciò, quando vedrete la cosa ripugnante che causa devastazione, di cui parlò il profeta Daniele, posta in un luogo santo (il lettore usi discernimento), allora quelli che sono nella Giudea fuggano verso i monti.  Chi è sulla terrazza non scenda a prendere le cose che ha in casa  e chi è nel campo non torni a prendere il suo mantello.”

L’esercito di Cestio Gallo

Ricordando le parole di Gesù, a quanto scrive lo storico Eusebio (che era nato in Palestina e poteva essere ben informato), i cristiani di Gerusalemme, quando scorsero l’esercito di Cestio Gallo accampato tutto intorno, si rifugiarono in massa a Pella. Se non fossero fuggiti subito non avrebbero più potuto farlo. Quando Tito, nel 70 d.C., pose il campo sull’estremità settentrionale del monte degli Ulivi, gli abitanti di Gerusalemme non poterono più andare via. I sicari che padroneggiavano la città scannavano come disertore chiunque cercasse di uscirne. Erano bastati tre giorni per cingere la città con un muro tutto intorno e ogni comunicazione con l’esterno veniva prontamente intercettata.

Una inattesa via di scampo

Tre anni e mezzo prima, Cestio Gallo, governatore della Siria, dopo avere assediato la città, e quando questa già stava per capitolare, del tutto inspiegabilmente, abbandonò l’assedio e si ritirò verso Cesarea. Per i  Cristiani questo era il segnale della fuga che il Signore Gesù aveva dato ai suoi discepoli. Giuseppe Flavio, parlando della ritirata di Cestio, dice che “nessun motivo al mondo poteva spiegare la sua condotta”. Tuttavia, coloro che riconoscevano la mano di Dio nella storia, videro in questo fatto l’adempimento della profezia di Gesù e trovarono una inattesa via di scampo.

Dunque, lo storico Eusebio, nato verso la fine del terzo secolo, narra che “i cristiani fuggirono a Pella, città all’Est del Giordano verso l’estremità settentrionale della Perea chiamata oggidì dagli Arabi: Tubakat-Fahel, ubbidendo ad un ordine profetico, e così evitarono le calamità che sommersero la nazione”.

Un riferimento ai tempi della fine

Chissà se tutto questo ci riguarda. Proviamo a pensarci. Le parole di Geù hanno sicuramente riferimento ai tempi della fine. Ciò ha relazione non semplicemente alla fine del sistema giudaico ma alla fine del sistema di cose. La domanda iniziale posta dai discepoli a Gesù aveva una portata estremamente ampia. Verteva sul segno della sua“presenza” e del termine del sistema di cose, o secondo certe traduzioni “la fine del mondo”. (Matteo 24:3)

La presenza del Signore

Dunque, quello di fuggire ai monti era un comando da eseguire durante la sua presenza o parousia. Perciò ci dobbiamo chiedere quando si colloca la parousia, cioè quando incomincia la presenza del Signore. Possiamo trovare una risposta leggendo l’appendice 5B della Rbi8, laTraduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, pubblicata in Italiano nel 1987. Lì, a pagina 1579, all’ultimo paragrafo, si legge: “Inoltre Bauer, p.630, dichiara che parousia “divenne il termine ufficiale per la visita di una persona di alto rango, spec[ialmente] di re e imperatori che visitavano una provincia”. In Mt 24:3, come anche in altri versetti quali 1Ts 3:13 e 2Ts 2:1, la parola parousia si riferisce alla presenza regale di Gesù Cristo da che avvenne la sua intronizzazione come Re negli ultimi giorni di questo sistema di cose.” (Qui finisce la citazione)

Un terzo guaio

Dunque, andando dritto alle conclusioni, i vari segni descritti da Gesù si manifestano nel momento in cui il regno comincia a regnare. Apocalisse colloca questo avvenimento all’interno delle vicende che capitano ai due testimoni  del capitolo 11. La faccenda viene presentata come un guaio. Vi si legge:

“Il secondo guaio è passato. Ecco, il terzo guaio viene presto. Il settimo angelo suonò la sua tromba, e in cielo risuonarono voci possenti che dicevano: “Il regno del mondo è diventato il Regno del nostro Signore e del suo Cristo, ed Egli regnerà per i secoli dei secoli!”

Ha preso il suo gran potere

E i 24 anziani, che erano seduti sui loro troni davanti a Dio, si inginocchiarono con il viso a terra e lo adorarono, dicendo: “Ti ringraziamo, Geova Dio, Onnipotente, Colui che è e che era, perché hai preso il tuo grande potere e hai cominciato a regnare.  Le nazioni si adirarono, e si accese la tua ira, e giunse il tempo stabilito per giudicare i morti, per dare la ricompensa ai tuoi schiavi, i profeti, ai santi e a quelli che temono il tuo nome, piccoli e grandi, e per distruggere quelli che distruggono la terra”. Riv 11:14-18

Un tempo d’ispezione

Così, quando il regno prende il potere, i 24 anziani, cioè i fratelli di Cristo morti fedeli con la speranza celeste, vengono a quel punto risuscitati. Si celebra subito in cielo la prima parte della festa nuziale. Poi il Cristo scioglie la festa e, tornando dal matrimonio, ispeziona il gruppo delle 10 vergini in attesa dello sposo sulla terra. Lu 12:35; Mat 25:1-12

Uno slittamento di cento anni: perchè?

Tradizionalmente, i Testimoni di Geova fanno partire la parousia o presenza del Signore come re nel 1914. Essi insegnano che in quell’anno, verso i primi di ottobre, il Cristo ha incominciato a regnare. Su che base arrivano a questa affermazione? A partire da un dato storico come minimo controverso, la data della presa di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, che la Watchtower colloca nel 607 a.C. In realtà, la testimonianza storica contraddice questa presa di posizione. Migliaia di tavolette cuneiformi contenenti informazioni di tipo amministrativo-legale-astronomico indicano che Gerusalemme fu rasa al suolo nel 587 a.C., vent’anni dopo. Uno slittamento simile potrebbe sembrare poca cosa. In realtà cambia tutto. L’insediamento del regno messianico si sposta di 100 anni dal 1914 al 2019. Non è poco.

Comprendere la successione degli avvertimenti

Sta di fatto che comprendere bene il succedersi degli avvertimenti profetici può indicare il momento esatto in cui il cristiano deve uscire dall’apostasia di Gerusalemme. Le parole di Gesù sono molto più circostanziate e precise di quanto si possa immaginare.

Mostrerò adesso come ormai l’uscita verso Pella sia una emergenza improcrastinabile. Se l’anno del 607 a.C. risulta erroneo, anche lo scadere dei 2520 anni dei tempi dei gentili nel ’14 del secolo scorso risulta inattendibile. La data, fin lì considerata miliare, il 1914 inteso come momento in cui il regno di Cristo comincia a regnare, non si può più mantenere.

Sette tempi

A questo punto, i sette tempi o periodo del calpestamento di Gerusalemme da parte delle nazioni, si riduce ai sette anni di Rivelazione 11 dove si legge: “Il cortile fuori dal santuario, invece, lascialo da parte e non misurarlo, perché è stato dato alle nazioni; esse calpesteranno la città santa per 42 mesi.” Questo versetto va messo in stretta relazione con le parole di Gesù riportate in Luca 21:23-24. Si tratta di sette anni formulati in due periodi di 1260 giorni, cioè 42 mesi più 3 giorni e mezzo. Ciò corrisponde ai sette anni della pazzia di Nabucodonosor. (Cfr. Riv 12:14)

Riferendosi al calpestamento di Gerusalemme Gesù disse “Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Infatti ci sarà grande angustia nel paese, e ira contro questo popolo. E cadranno sotto i colpi della spada e saranno portati prigionieri in tutte le nazioni; e Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni finché non saranno compiuti i tempi fissati delle nazioni.”

I tempi dei gentili

Pertanto i tempi dei Gentili durano un periodo di tempo equivalente agli anni della pazzia di Nabucodonosor, quando il re fu ridotto a mangiare la vegetazione del campo insieme ai tori. (Cfr.Daniele 4:23,32) Ma quando si collocano i sette tempi di Rivelazione 11? Prima di tutto sono interni al Giorno del Signore che inizia nel 1975. Inoltre sono successivi alla generazione dei 40 anni di Matteo 24:34. Iniziano così a ottobre 2015. A quel punto i due Testimoni predicano vestiti di sacco per 42 mesi. Poi vengono attaccati dalla bestia e sono uccisi. Adesso sono morti sulla pubblica via e lasciati insepolti per 3 giorni e mezzo. In questo difficile frangente il regno di Cristo prende il potere . E’ dunque il tempo di correre ai ripari. Come dicevamo, l’inizio del regno coincide con la parousia. Quando? Adesso. Perciò è un momento di grande festa. Però, prima, rimane un’ultima incombenza. Pella.

Un rinfresco di fidanzamento

Cosa significa uscire a Pella? E’ l’uscita da una organizzazione che non incontra più il favore divino. E’ giudicata in modo sfarorevole in quanto priva del simbolico olio, il rispetto e l’osservanza della Parola. Lo sposo, arrivando nel cuore della notte trova che, tra le vergini in attesa, ci sono quelle impreparate. Per le altre serve un rinfresco, come una specie di fidanzamento. Matteo 25:1-12; Michea3:1-3; Luca 12:37

Uscite da essa, o popolo mio

Rivelazione 18:4-8 da a tutti un preciso comando: “Poi sentii un’altra voce dal cielo dire: “Uscite da lei, popolo mio, se non volete partecipare ai suoi peccati e se non volete subire anche voi le sue piaghe! I suoi peccati infatti si sono accumulati fino al cielo, e Dio si è ricordato delle sue azioni ingiuste.  Ripagatela con la sua stessa moneta,rendetele il doppio di quello che ha fatto; nel calice in cui ha preparato da bere, preparatele una misura doppia.  Quanto si è glorificata e ha vissuto nel lusso sfrenato, tanto fatele patire tormento e lutto, perché dice nel suo cuore: ‘Siedo regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto’.  Per questo in un solo giorno verranno le sue piaghe: morte, lutto e carestia. Sarà completamente bruciata nel fuoco, perché Geova Dio, che l’ha giudicata, è potente.”

 

 

 

 

 

 

Genesi 19:15-17Esodo 9:20-21Proverbi 22:3Geremia 6:1; 37:11-12Luca 21:21-22

Ebrei 11:7

 

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